Politica e Sanità

giu302021

E-health, ospedali ad alta e media intensità e letti "flessibili". Come sta cambiando la sanità in Puglia

Evoluzione dei letti ospedalieri per acuti con possibilità di modificarli in caso di pandemia, nuovi ospedali e trasformazione dei piccoli ospedali in strutture a bassa intensità di cure: la Puglia ha le idee chiare su come cambiare la propria sanità, anche con risorse europee, e molto ha già fatto come emerge dall'intervista di Doctor33 a Vito Montanaro, riconfermato Direttore del dipartimento Promozione della Salute.

Negli ultimi 2 anni, durante il Covid, sotto la direzione di Montanaro e del suo gruppo di lavoro "smart" il Servizio sanitario pugliese ha "raccolto" 21 punti nella griglia dei Livelli essenziali di assistenza contro i 18 totalizzati nei 5 anni precedenti. Per Montanaro la pandemia ha segnato un solco tra ciò che una sanità era e ciò che dovrà essere. Nel 2020 con la legge 77 il governo ha fatto sì che in Puglia si attivassero 275 letti di terapia intensiva in più rispetto alla precedente dotazione del Decreto ministeriale 70 di 304 letti; in terapia subintensiva si sono potuti aggiungere 285 letti rimodulando letti di area medica. «In previsione di future pandemie ci si dovrà sempre più dotare di strutture organizzative e tecnologiche che possano facilmente cambiare pelle: posti oggi occupati da pazienti pneumologici domani potrebbero essere occupati da pazienti Covid», spiega Montanaro. E annuncia che la rete ospedaliera regionale si arricchirà di 5 nuove strutture: due a Bari, rispettivamente a Monopoli-Fasano (300 letti) e in area Nord, una a Taranto (800 letti), una a Melpignano, Lecce (400 letti), una a Barletta Andria Trani (400 letti), tutte finanziate da fondi strutturali ex art 20 in base ad accordi con il Ministero della Salute; si sommeranno alle disponibilità garantite dai Policlinici di Bari, Foggia, all'azienda Vito Fazzi di Lecce e ai tre grandi hub ecclesiastici San Giovanni Rotondo, Miulli di Acquaviva delle Fonti e Panico di Lecce dando vita ad un'offerta di cure "concentrica". Accanto a un'acuzie gestita dal 118 in urgenza, ci sarà un sistema di prevenzione e per la creazione di agende separate per i cittadini in età di screening, che nel prenotare una visita otterranno dal sistema informatico la prestazione da un'agenda parallela rispetto all'età acuta, prestazione da espletarsi entro un certo tempo.
«Con la creazione di una doppia agenda, si scaricheranno le agende delle prime visite e diminuiranno i tempi d'attesa in modo da dare risposta a tutti», spiega Montanaro. «Incrementare screening significherà anche destinare una quota dell'attività ospedaliera a prestazioni di secondo livello, da svolgere anche in ex ospedali che lavorano 8-14 ma hanno quartiere operatorio ed erogano prestazioni medio-bassa complessità. I piccoli ospedali avranno una missione di scarico dei grandi e costosi letti ospedalieri e supporteranno la riabilitazione - ad esempio, fisica e cardiologica - ampliando l'offerta di assistenza territoriale».

Quanto alla medicina territoriale, «la futura assistenza di prossimità poggerà su due pilastri, farmacista e medico di medicina generale; queste due figure, più vicine ai cittadini, dovranno indirizzare i residenti a screening, test strumentali e visite specialistiche prima che si possano rivelare necessari un intervento o prestazione ospedaliera. Per alcuni screening, come il colon retto, si rinforzerà la rete di collaborazione con farmacie e sarà potenziato il progetto informatico basato sulla piattaforma e-Dotto che consente a farmacisti di capire se paziente è eleggibile a screening, vorremmo fare contratto integrativo con farmacie e ragionare insieme su indici di priorità concordati con loro». In tema di digitalizzazione, il Covid ha dato una accelerazione, a livello nazionale il fascicolo sanitario ora può essere aperto senza consenso e il cittadino può solo dire no all'alimentazione, in Puglia l'accelerazione è stata ulteriore. La sanità locale punta su FSE e telemedicina: è al vaglio del Ministero della Salute la tariffazione di prestazioni che consentono di seguire i pazienti cronici a casa evitando contatti con l'ospedale a rischio di far contrarre infezioni nosocomiali. «Il progetto pugliese mira a monitorare a distanza dializzati, broncopneumopatici, diabetici attivando una centrale operativa regionale il cui pezzo chiave è una centrale di telecardiologia collegata al 118. Credo - dice Montanaro - che un contenitore con centrale 118 per urgenze, telecardiologia, telemonitoraggi da casa sia la base per digitalizzare il servizio sanitario regionale».
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