Politica e Sanità

lug142017

Cronicità, la Liguria scommette sul medico di famiglia

Tra le Aggregazioni funzionali territoriali toscane, le case della salute emiliane e i gestori individuati in Lombardia c'è una quarta via per arginare l'emergenza cronicità, e l'ha individuata la Regione Liguria dove i sindacati medici Fimmg Snami e Smi con l'Assessore alla Sanità e la super-agenzia sanitaria Alisa hanno firmato il nuovo accordo regionale per la medicina generale. L'accordo è centrato sulla gestione dei pazienti affetti da patologia cronica, come previsto dal Piano Nazionale Cronicità. Entro ottobre i medici di medicina generale dovranno aderire all'intesa per poi contattare i pazienti con diabete o bronco-pneumopatia Cronica Ostruttiva e farli aderire al percorso di cura entro fine 2017. Si passerà da una gestione passiva delle cronicità citate ad una medicina di iniziativa, che coinvolge specialisti e strutture territoriali e ospedalieri ma mantiene al medico curante singolo il bandolo della matassa. Poi, saranno affrontate le altre patologie nel piano nazionale cronicità: ipertensione e insufficienza renale nel 2018, asma, scompenso cardiaco, reumatologia nel 2019.

«Rispetto all'accordo lombardo quello firmato con l'assessore Sonia Viale e il commissario di Alisa Walter Locatelli presenta differenze sostanziali e qualche similitudine», ricorda Andrea Stimamiglio segretario Fimmg Liguria. «C'è un patto di cura firmato dal medico e dal paziente per una presa in carico individualizzata, e modulabile secondo le necessità che il medico ravvisa, nell'ambito di protocolli definiti dalle società scientifiche. C'è chi diabetico potrà, a giudizio del curante, aver bisogno di una visita in più o in meno. Ma è proprio la discrezionalità del medico a fare la differenza. In Lombardia i medici potranno tenere in carico il cronico solo se in cooperativa e se la dovranno vedere con la concorrenza di altri enti gestori, qui saremo noi i gestori delle cure: noi singoli curanti per ogni nostro paziente. Certo, a fronte di un carico di lavoro che potrebbe aumentare potremo doverci rivolgere, in assenza di personale ad hoc, alle cooperative di servizio della medicina generale, che comunque sono operative e ben distribuite nel territorio. Con i pazienti stileremo e firmeremo un percorso di cura (cui l'assistito non sarà obbligato ad aderire, ndr); ove volessimo tener monitorato al meglio un paziente "difficile" potremo adoperare personale delle cooperative per migliorare l'efficienza nella gestione di esami». In Liguria molti medici di famiglia già sperimentano il progetto Cup e prenotano esami e visite specialistiche da studio; inoltre alcuni in forza di un accordo fatto l'anno scorso, ove abbiano competenze, possono tenere elettrocardiografi, ecografi e spirometri per effettuare esami sugli assistiti. «Il tentativo di questo nuovo accordo in una regione da 1150 medici e 1,6 milioni di abitanti ma con il più alto tasso di prevalenza della cronicità è mettere al centro il medico e il suo rapporto con il paziente», dice Stimamiglio. «In Lombardia in teoria metà dei pazienti di un mmg potrebbero tenere lui come gestore e metà potrebbero passare sotto un ospedale o una struttura privata, qui i responsabili di percorso restiamo noi. Saremo noi a convocare i pazienti nell'ambito dei percorsi di cura».

Il ricorso alla cooperativa per avere ore di personale o in alternativa l'ingaggio di una figura segretariale comporterà oneri che dovrebbero essere ripagati puntando su un rimborso ad hoc. In regione i mmg possono poi contare su una rete di specialisti ambulatoriali forte e propositiva, «con loro abbiamo rapporti molto buoni, andando per gradi si potrebbe comunque pensare a una collaborazione - riflette Stimamiglio -loro ore settimanali nei nostri studi». In ogni caso si va per gradi. Locatelli, commissario straordinario di Alisa, conferma che l'accordo, ufficialmente operativo dal 2018, «sarà valutato annualmente, e potrà subire migliorie derivanti all'analisi delle performance ottenute l'anno precedente. Arriverà al culmine nel 2021 e dovrebbe coinvolgere la maggior parte dei pazienti affetti da cronicità».
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