Politica e Sanità

set12021

Covid-19. Tra no vax, minacce e disservizi nell'offerta si preannuncia un autunno caldo

Crescono i timori su cosa potrebbe accadere oggi con le manifestazioni contro l'obbligo di bypass per salire su treni e aerei. Mentre la Federazione degli ordini esprime solidarietà a Matteo Bassetti e a medici e giornalisti soggetti a minacce di no-vax ed aggressioni alle manifestazioni, e si registra per agosto il dimezzamento delle vaccinazioni (con una lieve ripresa alla fine solo nella fascia dei teen-agers) il mondo medico nella sua lotta al virus appare alle prese con un'offensiva su tre fronti: legale per presunte mancanze verso i pazienti Covid; legale o pseudo-tale da parte di assistiti che chiedono di non vaccinarsi ad ogni costo, di istituzioni che di fronte alla richiesta degli stessi pazienti - stavolta legittima - di approfondire eventuali controindicazioni alla vaccinazione non mettono a disposizione strutture protette.

Un esempio di offensiva sul piano legale? Nei giorni scorsi, l'ospedale Villa Sofia a Palermo è stato invaso da biglietti da visita di un falso studio legale che promette azioni risarcitorie per malasanità. Il presidente dell'ordine Toti Amato ha segnalato all'Ordine degli avvocati di Palermo, guidato da Antonello Armetta, "l'ennesimo tentativo di trarre profitto sfruttando le disgrazie e i lutti delle famiglie in un momento di emergenza sanitaria in cui medici e sanitari stanno facendo anche l'impossibile per la salute della collettività". Sempre l'Ordine dei medici palermitano con Amato e il vicepresidente Giovanni Merlino segnala come i pazienti no-vax inizino a bersagliare i loro medici di fiducia: pretendono esami gratuiti prima di essere vaccinati contro il Covid o il certificato di esenzione per avere il green pass. «Al rifiuto sono minacciati di denuncia alla più piccola reazione avversa dopo la somministrazione». È stata allertata la Questura. Ma un po' in tutte le regioni la Federazione italiana sindacale medici uniti-Fismu, sigla sindacale affiliata Cisl Medici, segnala un boom di mail e messaggi - anche di posta elettronica certificata - di cittadini a medici di famiglia per ottenere esenzioni vaccinali o l'utilizzo di presunte cure sperimentali contro il Covid19.
Secondo il segretario generale Francesco Esposito, si mira a forzare il medico a violare i principi dell'appropriatezza prescrittiva e violarne libertà ed autonomia. «È in corso una campagna di enorme gravità che merita la risposta unitaria di tutti i sindacati medici e l'intervento della Fnomceo e di tutte le istituzioni ordinistiche locali, ma anche una reazione immediata del Governo, del ministro Speranza, delle Regioni e della magistratura. Purtroppo, anche alcuni medici (...) giocano su due piani: da un lato propongono presunte cure sperimentali con liberatorie che scaricano tutte le responsabilità di cattiva pratica sui pazienti che ingenuamente credono a questi guaritori, dall'altro invitano i cittadini a usare strumenti impropri, come la posta certificata, per ottenere esami diagnostici o analisi, inappropriati al solo fine di ottenere l'esenzione dal vaccino». Esposito ricorda come diffide o lettere intimidatorie non possano limitare libertà e autonomia professionale dei medici. «Certi esami o analisi si faranno e si prescriveranno solo se la storia sanitaria del paziente lo richiederà, con le normali visite ambulatoriali, il resto verrà respinto al mittente e segnalato alle autorità giudiziarie». Infine, c'è il nodo dei pazienti che hanno avuto brutte esperienze pregresse con i vaccini e con altri farmaci, e si pongono delle domande al momento di recarsi all'hub o dal medico di famiglia.

In Abruzzo il Tribunale dei Diritti e dei Doveri del medico guidato da Walter Palumbo segnala che i medici dei Centri vaccinali vedono cittadini che hanno avuto nella loro storia clinica reazioni avverse gravi (shock anafilattico, edema di Quincke, etc) specialmente «dopo somministrazione di farmaci e di mezzi di contrasto per esecuzione di esami radiologici, e lamentano difficoltà a vaccinarli in ambiente protetto a causa di una insufficiente risposta degli ospedali che talora si traduce in attese di mesi e, spesso, richiede di spostarsi di molti chilometri»; il Tddme chiede quali provvedimenti abbiano assunto i direttori generali delle Asl per rimediare.

Mauro Miserendino
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