Politica e Sanità

feb122021

Covid-19, team e telemedicina. Ecco come il medico di famiglia può gestire i pazienti a casa

Il medico di famiglia può gestire il coronavirus a casa. Anche in anziani e fragili può individuare l'entità di aggravamenti che indicano di cambiare modello di cura. Lo ha fatto spesso in questa pandemia. I dati del centro studi Fimmg esposti al 16° Rapporto Crea parlano di un 96% di Covid-positivi assistito a casa e nel restante 4% dei casi di ospedalizzazioni evitate in 80 pazienti su 100. La medicina di famiglia ha dovuto chiudere gli studi ai possibili infetti, ma ha continuato ad assisterli in telemedicina o con whatsapp. L'Istituto superiore di sanità ha censito nei primi 3 mesi del Covid 180 sperimentazioni di telemedicina sul territorio contro le 100 annue censite tra il 2014 e il 2017.

«I dati mostrano che la stragrande maggioranza dei malati Covid è curata a casa», ha dichiarato Silvestro Scotti segretario Fimmg ad Agi, ammettendo che i ricoveri comunque sono diminuiti molto nella seconda ondata. «Sono cifre credibili, la maggior parte del territorio italiano è coperto da esperienze che hanno funzionato, penso all'Emilia Romagna e al coinvolgimento della medicina generale a Reggio Emilia, con le ospedalizzazioni evitate. Però un modello nazionale di coordinamento non si vede ancora», spiega Alberto Aronica Mmg fondatore della Cooperativa medici Milano centro. Che sottolinea il ruolo delle coop nella "battaglia di Milano". «La medicina organizzata, per la grande maggioranza dei pazienti moderati seguiti a casa, è in grado di rilevare passo passo le probabilità di aggravarsi, e di valutare l'opportunità di un ricovero con sistemi in remoto. Nella nostra Coop ci siamo organizzati con una app per telemonitorare fin qui 200 pazienti e abbiamo anche fruito di ecografi portatili per la diagnostica. Dietro, c'è lo sforzo di un gruppo di medici, 9 mila assistiti, che tengono aperto uno studio 12 ore al dì nei feriali e mezza giornata al sabato mattina». L'onda stava per sommergere anche loro. «A differenza di adesso i pazienti nel primo picco non erano seguiti con più chiamate giornaliere del servizio d'igiene Asl - dice Aronica - puntavano sul medico curante ma a suon di telefonate il monitoraggio era ingestibile. Abbiamo adattato l'app messa a punto da "Pagine mediche" per rilevare in remoto frequenza cardiaca, febbre, frequenza dei respiri, saturazione. Prima che ci fossero problemi di una certa entità scattava un alert». E i medici di famiglia della coop uscivano a visitare dotati di dispositivi di protezione: non c'erano ancora le Usca. E spesso il ricovero si può evitare.
Pur mettendo da parte l'idrossiclorochina, limitando l'uso di antibiotici e cortisonici, evitando antireumatici e antivirali, le linee guida di Aifa e Istituto superiore di sanità aprono ai cortisonici in caso di deficit respiratori, agli antibiotici se la febbre si alza e si teme sovrainfezione, alle eparine negli over 60 allettati o con presenza di altri fattori di rischio. Inoltre, l'ecografo può visualizzare una broncopolmonite e il suo grado di gravità. «Ma attenzione, avverto il sindacato Fimmg che sostiene l'ecografo in studio: non ne serve in realtà uno per medico, se non c'è una preparazione specifica, oltre che del setting, la diagnostica è inutile. Io stesso che ho training eco-test preferisco organizzarmi, come abbiamo fatto, con lo specialista dell'Asst che visita il paziente sintomatico nello studio in ambiente ed ore dedicate, con ingresso e uscita specifici, la sera: prima pratichiamo il tampone, poi l'esame di diagnostica strumentale, caso per caso decidiamo il trattamento; abbiamo anche fruito di una consulenza all'ospedale Bassini di Cinisello in pneumologia, non c'è solo l'ecografia».

In questa seconda ondata, miglioramenti assistenziali sul territorio ce ne sono stati. All'inizio un cittadino di fronte ai sintomi, si smarriva e non sapeva a chi chiedere il tampone. «Adesso se ha un medico organizzato che gli risponde subito, prenota il tampone sul portale Ats e in 1-2 giorni ha l'esito. Fondamentale qui l'apertura al sabato mattina, e la possibilità di essere tamponati anche la domenica, ci sono tanti punti operativi e per i fragili ci sono anche i prelievi a casa. Gli accessi delle unità speciali di continuità assistenziale crescono: oggi le Usca possono collegarsi all'app (la Regione ne ha adottata un'altra su più larga scala) e il loro supporto è crescente; ma il problema è chi ci organizza, la maggior parte non ha lavorato mai in uno studio di medicina generale, dall'esterno non si capisce che il medico di riferimento ha compiti pure qui, fermo restando che con lui il paziente si sente più rassicurato».

Mauro Miserendino
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