Politica e Sanità

feb22021

Covid-19, ministero convoca sindacati Mmg. Urge convenzione per i vaccini

Arriva la carica di 45 mila medici di famiglia e 15 mila medici di continuità assistenziale per i vaccini contro il Covid-19. Il ministro della Salute Roberto Speranza con le Regioni incontra i sindacati dei medici convenzionati. Si concretizza la possibilità di estendere l'accordo dei tamponi firmato in autunno alle vaccinazioni, che verrebbero effettuate anche dai medici di famiglia in centri appositi, o in studi attrezzati. La propensione dei sindacati c'è; il segretario Fimmg Silvestro Scotti sottolinea che puntando sulla categoria come si è fatto per l'antinfluenzale, una massa di 50-60 mila medici con una media di 10 vaccini al giorno in 4 mesi coprirebbe tutta Italia.

Un software della medicina generale sarebbe tra l'altro in grado di estrarre i pazienti secondo priorità. Ad esempio, in questa fase tocca a 3,9 milioni di italiani sopra gli 80 anni. Lazio e Campania hanno iniziato le convocazioni, a Roma e dintorni ci si può prenotare la prima dose sulla piattaforma dell'Asl: l'unico problema è che con le consegne rallentate i vaccini disponibili sono pochi. Uno "spin off" dell'accordo nazionale è atteso anche per portare a unità gli accordi regionali fin qui firmati in Lombardia, Piemonte, Lazio, che equiparano l'inoculazione a una prestazione di particolare impegno retribuendo il medico di famiglia con 6,19 euro. Inoltre, l'ingresso dei convenzionati dovrebbe mettere ordine a una situazione intricata che si va creando nel reclutamento di medici ed infermieri volontari per le vaccinazioni nei centri di Asl e ospedali.
Il bando nazionale del commissario all'Emergenza Domenico Arcuri soffre di alcune strettoie: servivano 12 mila infermieri e 3 mila medici, retribuiti. Alle 5 agenzie interinali incaricate di selezionarli si sono presentati però più medici che infermieri, 16 mila contro 3 mila: professionisti che fanno più lavori, ma anche tanti pensionati. E per la loro "certificazione" non bastava dover compilare un form complesso ed imparare ad unire i Pdf con tutti i loro dati e diplomi e l'iscrizione all'ordine: ora le Regioni nelle loro osservazioni al Milleproroghe chiedono anche che ai sanitari in quiescenza sia sospeso il trattamento pensionistico per tutta la durata del lavoro svolto. A medici ed infermieri lombardi va ancora peggio: le Ats chiedono una disponibilità gratuita a vaccinare. Gli ordini degli infermieri hanno scritto alla Regione, la prestazione va retribuita. Giuseppe Carbone, leader del Sindacato Fials, è indignato, osserva che vaccinare implica specifiche responsabilità a fronte delle quali un contratto a titolo oneroso non può non esserci.

Per Francesco Esposito segretario del sindacato Fismu che sotto la bandiera di Intesa Sindacale partecipa alle trattative per la nuova convenzione (insieme a Fimmg, Snami, Smi) «molte criticità nascono dal bando nazionale. Anziché far leva su infermieri e medici giovani o pensionati, si sarebbero dovute pubblicare in tutte le regioni ore di medicina dei servizi cui fare afferire in primo luogo colleghi di continuità assistenziale, quindi giovani del tirocinio triennale e medici di altre convenzioni; invece, si è preferito affidare assunzioni temporanee a società interinali, una mossa che non so a quali conseguenze porterà. Dal recupero dei pensionati nascono poi distorsioni come la richiesta delle regioni di sospendere la pensione al professionista». Per Esposito l'incontro dei convenzionati con il Ministro della Salute, propedeutico a un accordo con le regioni, dovrebbe chiarire molte cose. «I medici vaccinatori - esemplifica Esposito - possono non avere un app disponibile per indicare che il tal paziente è stato vaccinato, mentre i medici di famiglia hanno l'opportunità di collegarsi con il portale Asl. In centri e studi attrezzati, come medici di assistenza primaria e continuità assistenziale potremmo somministrare vaccini che non hanno problemi di conservazione. Le vaccinazioni sono un compito convenzionale, retribuito, nostro. Occorre organizzare la medicina territoriale: ideale sarebbe una suddivisione tra Aft e Uccp in tutte le regioni con impiego di infermieri per un lavoro sinergico. Non occorre invece un software della medicina generale per stabilire chi vaccinare prima: le priorità sono legate alla disponibilità di dosi e possono richiedersi modifiche alla pianificazione fatta dal ministero della Salute; è opportuno eliminare le discrezionalità per evitare ogni possibile contenzioso tra servizio sanitario e pazienti».

Mauro Miserendino
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