Politica e Sanità

mar232021

Covid-19, medici e infermieri italiani candidati al Nobel per la Pace. Primi ad affrontare gravissima emergenza

Per il loro impegno nella lotta alla pandemia di coronavirus, tutti i medici e gli infermieri italiani sono stati ufficialmente candidati al Premio Nobel per la Pace 2021. «Sono donne e uomini del nostro servizio sanitario nazionale, non mi è mai piaciuto usare la parola eroe - ha dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza -. Sono persone che hanno fatto il loro lavoro dalla mattina alla sera senza risparmiarsi mai e continuano a farlo. Tutti, in questo anno così complicato, hanno capito quanto sia importante avere un servizio sanitario all'altezza». È la prima volta nella storia che tutti i sanitari di una Nazione ricevono tale candidatura. «Il personale sanitario italiano - scrive il Comitato per il Nobel norvegese illustrando la motivazione con la quale ha accettato la proposta - è stato il primo nel mondo occidentale a dover affrontare una gravissima emergenza sanitaria, nella quale ha ricorso ai possibili rimedi di medicina di guerra combattendo in trincea per salvare vite e spesso perdendo la loro».

Come prevede il protocollo della candidatura, la proposta è stata ufficialmente sottoscritta da un Nobel per la Pace, Lisa Clark, statunitense che vive in Toscana e ha prestato attività di assistenza volontaria durante l'epidemia, co-presidente dell'International Peace Bureau, cui è stata conferita l'onorificenza nel 2017 per il suo impegno contro il disarmo atomico. «Ho candidato il corpo sanitario italiano al premio Nobel per la Pace - ha dichiarato Lisa Clark - poiché la sua abnegazione è stata commovente. Qualcosa di simile a un libro delle favole, da decenni non si vedeva niente del genere. Il personale sanitario non ha più pensato a se stesso ma a cosa poteva fare per gli altri con le proprie competenze». Molte le parole di apprezzamento agi operatori sanitari per la candidatura, una nomina che «riconosce che il personale sanitario del nostro Paese è stato il primo del mondo occidentale a dover affrontare una gravissima emergenza sanitaria, facendo ricorso anche a possibili rimedi da medicina di guerra, lottando come in una trincea per salvare vite umane e, non di rado, perdendo la propria. Medici e cittadini, vittime su fronti diversi di uno stesso destino, accomunati nella commemorazione di oggi, cui tutta l'Anaao Assomed partecipa con commozione». Così Carlo Palermo, segretario nazionale del sindacato medico Anaao Assomed.
Il presidente di Cimo-Fesmed, Guido Quici ha definito la candidatura «motivo d'orgoglio» per il nostro Paese e «per tutti i colleghi che per primi in Europa hanno affrontato la pandemia da Covid-19. Lo hanno fatto potendo fare affidamento su scarsi mezzi a disposizione, senza sapere quali conseguenze avrebbe avuto questo virus nella loro vita e in quella di tutti noi. A loro va il mio personale ringraziamento». E aggiunge: «Hanno corso rischi enormi, testimoniati da centinaia di colleghi medici deceduti e da oltre centomila sanitari contagiati. La loro vita è stata completamente stravolta: tutti, dal primo all'ultimo, hanno lavorato, e lavorano ancora oggi dovendo fare fronte a uno stress fisico e psicologico di enormi proporzioni».
«I medici si sono spesi con impegno e abnegazione, senza risparmiarsi e anche a costo della vita: sono ad oggi 341 i colleghi che non ce l'hanno fatta», dichiara il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli. «A loro dedichiamo idealmente questa nomina e tutti i riscontri positivi che sta, in queste ore, ricevendo. I medici hanno pagato anche con la vita l'aderenza ai principi del Codice di Deontologia Medica e del Giuramento - continua Anelli -. Hanno risposto 'sì' a ogni richiesta di aiuto, memori di quella promessa di curare tutti, senza discriminazione alcuna. Anche se le mascherine non si trovavano, se i guanti erano finiti. È questo che è successo al nostro Roberto Stella, che, per la Fnomceo, curava la formazione dei medici. È questo che è accaduto a molti altri, ai quasi 127mila operatori sanitari contagiati». «Nonostante tutto, i medici hanno continuato a svolgere il loro lavoro, moltiplicando i sacrifici e le rinunce: oggi più che mai possiamo dire, a ragion veduta, che sono loro, che sono i professionisti e gli operatori, il vero tessuto connettivo che ha tenuto e tiene in piedi il Servizio sanitario nazionale».
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