Politica e Sanità

apr72021

Covid-19, firmato protocollo sui vaccini nei luoghi di lavoro. Arrivano gli hub per i dipendenti

Mentre infuriano le proteste per la crisi economica da emergenza pandemica, molti lavoratori potrebbero presto essere vaccinati "a blocchi" per iniziativa delle aziende datrici di lavoro. Ministri di Lavoro, Salute, Sviluppo, vertici Inail e Commissario Covid hanno siglato con i sindacati due protocolli: uno per attivare punti straordinari di vaccinazione anti Covid-19 nei luoghi di lavoro e un secondo che aggiorna le misure per il contrasto e il contenimento del virus negli ambienti di lavoro. «Una bella pagina», per il Ministro della Salute Roberto Speranza. L'accordo per i vaccini in aziende o cantieri, annunciato nelle linee guida sugli hub vaccinali, era stato preceduto da accordi conclusi in alcune regioni come la Lombardia. Ora si potrà partire laddove fossero disponibili le dosi necessarie. L'aggiornamento del Protocollo sulla sicurezza porta poche novità, ma risponde all'urgenza dovuta all'impennata dei contagi in questi mesi.

Il Protocollo vaccinale - Le vaccinazioni sono rivolte ai lavoratori, a prescindere dal contratto con cui sono impiegati, e ai datori di lavoro. Questi ultimi, soli o aggregati ed indipendentemente dal numero di occupati, con il supporto o il coordinamento delle Associazioni di categoria, potranno allestire punti straordinari vaccinali per i dipendenti che abbiano fatto richiesta. Si faranno carico dei costi di allestimento e somministrazione, inclusa la retribuzione di medici ed infermieri vaccinatori; dosi, siringhe, aghi e strumenti per registrare le somministrazioni sono a carico della regione. La gestione delle inoculazioni si può affidare al medico competente o a strutture sanitarie private, o in mancanza a strutture Inail. Il medico competente effettuerà un triage anamnestico, informerà su vantaggi e rischi della vaccinazione e sulla specifica tipologia di vaccino, ed acquisirà il consenso informato del lavoratore. La somministrazione del vaccino è affidata a operatori sanitari "in possesso di adeguata formazione". È esclusa la responsabilità in caso di eventi avversi.

Il Protocollo sulla sicurezza - Nel nuovo testo sono dettagliate le modalità di riammissione al lavoro dopo l'infezione. I lavoratori positivi oltre il 21° giorno possono rientrare solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico. Tale controllo va effettuato non necessariamente all'Asl ma anche in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario. Si continua a raccomandare l'uso ove possibile del telelavoro oltre che di minimizzare gli spostamenti e di contingentare l'accesso agli spazi comuni. Intanto, l'incidenza dei contagi "fuori casa" in questi mesi è cresciuta. Il 14° Report di Inail (https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/news-ed-eventi/news/news-denunce-contagi-covid-28-febbraio-2021.html) evidenzia un raddoppio delle denunce di infezione di origine professionale nella seconda ondata rispetto al primo picco pandemico. Se nel trimestre marzo-maggio 2020 fu denunciato il 32,2% dei contagi totali, tra ottobre 2020 e febbraio 2021 è stato denunciato il 64,4% con punte a novembre 2020 (24,5% da comparare al 18,1% di marzo), nonché a ottobre e dicembre (15,2% per mese da comparare all'11,7% di aprile). Quasi il 98% dei contagi è nell'Industria e servizi, con i restanti casi distribuiti tra amministrazioni centrali dello Stato, scuole e università. Il comparto salute pubblico e privato, incluse residenze per anziani e disabili, resta al primo posto con il 68,4% delle denunce seguito dagli uffici della Pubblica amministrazione con il 9,2% dei contagi; al terzo posto servizi alle imprese quali vigilanza, pulizia e call center, manifatturiero. La categoria dei tecnici della salute è la più coinvolta, con il 39% delle denunce totali, l'82,8% delle quali relative a infermieri, il 19,3 ad operatori socio-sanitari e il 9 a medici.
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