Politica e Sanità

mag272021

Covid-19, Draghi chiede indicazioni sul mix di vaccini. Ema: Valuteremo dati

Mescolare due tipi diversi di vaccini tra la prima e la seconda dose, perché questo aumenterebbe la flessibilità per gli Stati membri nell'approvvigionamento dei sieri. È la richiesta che il premier Mario Draghi ha posto all'Ema nel corso della sessione del Consiglio Ue dedicata al Covid, chiedendo all'Agenzia europea un'indicazione chiara in tempi rapidi. «Secondo alcuni studi, è più efficace fare il richiamo con un vaccino diverso piuttosto che con lo stesso della prima dose», dichiara Draghi. La risposta dell'Ema non si è fatta attendere, ha fatto sapere che «valuterà i dati disponibili».

L'argomento non sarà specificatamente al centro della conferenza stampa di venerdì 28 maggio, in cui l'Ema si esprimerà sull'uso del vaccino Pfizer/Biontech nella fascia d'età 12-15 anni. Ma «saremo pronti a ricevere domande», precisano le fonti, «e sicuramente a valutare dati a riguardo». Molti esperti si sono espressi nel merito, valutano il mix di vaccini come una soluzione interessante. Antonella Viola, immunologa dell'università di Padova che su Fb scrive: «In linea puramente teorica, un mix di vaccini con una prima dose Astrazeneca e il secondo a base di mRna potrebbe funzionare addirittura meglio, perché Astrazeneca lavora inducendo anche una risposta anti-adenovirus, mentre l'Rna messaggero usato da Pfizer richiama solo la risposta specifica anti-Covid. Aggiungo anche che questa combinazione potrebbe risolvere il blocco di alcuni (fortunatamente pochi) che rinunciano alla seconda dose per paura: l'obiettivo finale non è forzare la popolazione alla vaccinazione, ma avere la massima copertura possibile». La scienziata ricorda «una recente ricerca spagnola» che «ha monitorato 670 volontari di età compresa tra i 18 e i 59 anni che avevano già ricevuto una prima dose di Astrazeneca (un vaccino a vettore virale) e che hanno avuto in seguito Pfizer (vaccino a Rna messaggero): gli effetti collaterali non sono stati diversi, in compenso sembra che il mix abbia aumentato e potenziato la risposta anticorpale. Risultati simili arrivano dal Regno Unito».
Dello stesso parere anche la presidente della Commissione tecnico scientifica dell'Agenzia italiana del farmaco, Patrizia Popoli che, in occasione del webinar "Vaccini, Diagnostica e terapie per il Covid", ha dichiarato: «L'utilizzo di vaccini anti-Covid diversi tra prima e seconda dose potrebbe essere un'opzione interessante, qualora i primi dati positivi fossero confermati». Su questo, ha sottolineano, «l'Agenzia europea dei medicinali Ema non si è pronunciata, ma avere un pronunciamento su questo aspetto sarebbe utile per i singoli paesi e per le decisioni relative alla campagna vaccinale». Ad esempio, ha argomentato, si potrebbe valutare tale ipotesi pensando ad una seconda dose con un vaccino diverso da Astrazeneca per i soggetti più giovani, che rappresentano la fascia maggiormente colpita dagli eventi rari di trombosi registrati.

Mescolare due tipi diversi di vaccini anti-Covid tra la prima e la seconda dose è «una soluzione interessante e mi aspetto da immunologo che effettivamente possa dare risultati migliori rispetto all'utilizzo di un singolo vaccino. Sicuramente l'Agenzia europea dei medicinali Ema considererà tale ipotesi, ma non è detto che sia in grado di avere tutti gli elementi per formulare una raccomandazione». È quanto spiega all'Ansa Guido Rasi, consulente del commissario per l'emergenza Coronavirus e già direttore esecutivo dell'Ema. L'ipotesi del "mix" di vaccini dovrebbe funzionare, chiarisce l'esperto, perché «il sistema immunitario, se sollecitato con stimoli diversi, reagisce di più. Utilizzando due tipologie di vaccino diverse, infatti, il sistema immunitario dovrebbe reagire meglio perché potrebbe avere stimoli leggermente diversi e produrre dunque una gamma di anticorpi più ampia. Questo, in genere, determina appunto una copertura più ampia e quindi la risposta complessivamente dovrebbe essere più potente. Ciò, da un punto di vista immunologico, ha senso». L'ideale, chiarisce Rasi, «sarebbe mischiare vaccini che hanno bersagli differenti: per esempio Moderna e Pfizer, che utilizzano una parte diversa della proteina Spike del virus SarsCoV2 come bersaglio, rispetto al vaccino di AstraZeneca. Un mix di questo tipo renderebbe più ampio il ventaglio delle reazioni immunitarie». Tutto queste, avverte però Rasi, «è valido nella teoria: da un punto di vista pratico, bisognerà infatti verificare se ci sono dati scientifici sufficienti. Un singolo studio - che è quello di cui al momento si dispone - potrebbe non bastare, ma non è detto: dipende dalle sue dimensioni, robustezza e da come sono presentati i dati».
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