Politica e Sanità

giu262022

Covid-19, con la pandemia la ricerca ha cambiato volto ma non si è fermata. Ecco come

La ricerca in campo medico e sanitario ha cambiato volto durante il periodo della pandemia da nuovo coronavirus, ma non si è fermata.

Secondo uno studio pubblicato su PLOS One, infatti, la cura dei pazienti e i cluster di sanità pubblica sono diventati argomenti molto presenti nei lavori internazionali, soprattutto in riferimento ai coronavirus, e le modalità di lavoro dei gruppi di ricerca hanno dovuto adeguarsi alla situazione di immobilità logistica.

«La comparsa di SARS-CoV-2 alla fine del 2019 ha cambiato radicalmente la comunità di scienziati che lavorano sui coronavirus fin dall'epidemia di SARS del 2002» spiega Caroline Wagner, della Ohio State University, di Columbus, Stati Uniti, autrice principale dello studio.

I ricercatori sono partiti dalla considerazione che la pandemia ha ribaltato molte pratiche normali relative alla conduzione di ricerca e sviluppo, e che l'entità dell'interruzione può essere compresa attraverso la uno sguardo alla produzione della ricerca scientifica. Per questo hanno valutato la misura in cui i modelli di collaborazione internazionale nella ricerca sul coronavirus durante la pandemia di COVID-19 si discostano dai tempi considerati "normali".

«Abbiamo utilizzato un anno intero di dati di pubblicazioni dal database CORD-19 e osservazioni su pubblicazioni peer-reviewed non COVID utilizzando il Web of Science, per esaminare i tassi di pubblicazione nazionali e internazionali e i modelli di rete" prosegue Wagner.

Ebbene, gli esperti hanno osservato che, nel 2020, le pubblicazioni relative al coronavirus sono cresciute di 20 volte rispetto ai due anni precedenti, tanto che 130.000 ricercatori in più hanno scelto di lavorare su argomenti correlati a tale patogeno. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Cina erano paesi in cui già prima si lavorava molto sul coronavirus, ma nel 2020 queste tre nazioni hanno portato avanti collettivamente il 50% di tutti gli studi sull'argomento, ottenendo ben oltre il 60% delle citazioni, anche se con andamenti altalenanti.

La Cina ha preso da subito, infatti un ruolo guida nella ricerca sul COVID-19, ma nel corso dell'anno è diminuita rapidamente nella produzione e nella partecipazione internazionale. L'Europa ha mostrato un andamento opposto, iniziando lentamente nelle pubblicazioni ma crescendo durante l'anno.

Gli autori notano che la quota di pubblicazioni collaborative a livello internazionale è diminuita rispetto ai tassi pre-pandemia, mentre le pubblicazioni a singolo autore sono invece aumentate. Questa tendenza potrebbe essere dovuta alla necessità di ridurre il tempo necessario per la comunicazione e avere risultati più rapidi, e anche al bisogno di sviluppare argomenti relativi alla cura dei pazienti e alla salute pubblica specifici di particolari regioni o nazioni. Tutto sommato, comunque, il divieto di muoversi tra paesi non ha costituito un grosso ostacolo alla ricerca rispetto al passato grazie ai mezzi di comunicazione a distanza molto efficaci.

«È interessante notare che il numero di documenti per nazione ha seguito da vicino lo scoppio dei casi di COVID-19 in quella nazione, ma che le nazioni a basso reddito, tuttavia, hanno partecipato molto poco alla ricerca COVID-19 nel 2020» concludono gli autori.

PLOS One 2022. Doi: 10.1371/journal.pone.0261624
https://doi.org/10.1371/journal.pone.0261624
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