Politica e Sanità

ott272021

Covid, boom di contagi in Inghilterra ma ancora nessuna restrizione. Nell'est Europa situazione fuori controllo

L'incremento repentino dei contagi in Inghilterra non fa ancora scattare il piano B. Boris Johnson preferisce rafforzare la campagna vaccinale piuttosto che ripristinare restrizioni e chiusure, perché costerebbero all'economia 20 miliardi di euro. L'emergenza britannica è una delle spie di questo ennesimo rimbalzo della pandemia in Europa. Dove nell'ultima settimana sono stati registrati quasi un milione e 700mila nuovi casi, il 18% in più della settimana precedente. E una media di 3.100 decessi giornalieri, il 16% in più.

Oltre un terzo in Europa orientale, tra Russia (1.051 decessi in media ogni giorno), Ucraina (485) e Romania (420). La Russia è falcidiata dai morti, bruciando record su record, con epicentro a Mosca. A pesare soprattutto il basso numero di vaccinati e le scarsissime restrizioni. Tanto che nella capitale le autorità si sono convinte a chiudere scuole, uffici, negozi e fabbriche. Laddove invece la campagna vaccinale è quasi completata, e il Green pass è diventato uno strumento quasi indispensabile, così come le mascherine, la pandemia rimane contenuta. È il caso, ad esempio, di Italia, Francia, Spagna e Germania. Il Portogallo, con il più alto tasso di immunizzati al mondo, quasi l'87% (e la copertura di tutti gli over 65), registra pochissimi nuovi contagi, decessi e ricoveri in terapia intensiva. Dopo due giorni di pausa il Regno Unito ha ripreso a viaggiare ad oltre 40mila nuovi contagi al giorno, ma il trend settimanale si conferma in leggero calo per la prima volta da un mese ed i ricoveri sono rimasti sotto il livello di guardia. Abbastanza, per Downing Street, per non cedere alle pressioni dei media e degli esperti che sollecitano un giro di vite sui contatti sociali. Johnson si sarebbe convinto dopo aver letto un documento del Tesoro, che indica in ben 18 miliardi di sterline il costo potenziale per l'economia di un ripristino delle restrizioni. A partire da una qualche forma di Green Pass o un ritorno a vasto raggio allo smart working. Di qui la scelta del premier di insistere sul piano A: rilancio dei vaccini per contenere ricoveri e decessi attraverso l'accelerazione della terza dose a tutti i vulnerabili e agli over 50 e della dose unica per i ragazzi fra i 12 e i 15 anni. La pandemia che soffia da est non risparmia i Paesi baltici, soprattutto per i bassi tassi di vaccinazione. La Lettonia è stata la prima in Europa a reintrodurre un nuovo lockdown almeno fino al 15 novembre. In Estonia e Lituania si viaggia con tassi di crescita dei contagi da oltre mille casi ogni 100mila abitanti.
Bulgaria e Romania sono diventati due "casi" in Europa per le difficoltà che stanno incontrando nel fronteggiare la quarta ondata di Covid. Lo evidenzia un articolo di Euractiv, partendo dalla drammatica situazione della Bulgaria, dove anche oggi si è registrato un record di casi e decessi e che è seconda nella triste classifica Ue per morti legati al Covid nell'ultimo mese e all'ultimo posto per popolazione immunizzata, con solo il 21%. Secondo gli esperti, una forte responsabilità per la situazione è da imputare ai medici di base, alla reazione delle istituzioni e alla vulnerabilità della popolazione alle fake news. Un numero significativo di medici di base ha raccomandato di non vaccinare le persone con patologie croniche, mentre il resto dell'Europa faceva l'opposto.

Uno dei più famosi infettivologi, Atanas Mangarov, ha minimizzato gli effetti del virus fin dall'inizio della pandemia e si è espresso contro i vaccini anti-Covid. Questo ha creato un clima di sfiducia. I rumeni hanno una lunga storia di sfiducia nelle autorità statali e la gestione della campagna di vaccinazione non ha fatto nulla per risolverlo. Un medico dell'esercito è stato incaricato di guidare la campagna e - mentre questa mossa all'inizio ha aiutato poiché l'esercito è una delle istituzioni ritenute più affidabili in Romania - il ministero della Salute è stato messo da parte e la comunicazione è stata scarsa. Inoltre, all'inizio dell'estate diversi esponenti del governo hanno dichiarato la fine della pandemia e definito un successo la campagna di vaccinazione. Il Paese è stato il primo nell'Ue a revocare le restrizioni, nonostante la lentezza della campagna di vaccinazione. Inizialmente, infatti, il governo aveva fissato l'obiettivo di vaccinare 10 milioni di persone entro la fine di settembre, quindi ha introdotto un obiettivo intermedio di cinque milioni di persone vaccinate entro il primo giugno. Ma a maggio, quando questi risultati erano ancora molto lontani, il presidente Klaus Iohannis ed il primo ministro Florin Citu hanno iniziato a revocare le restrizioni.
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