Politica e Sanità

ott122018

Corso medicina generale, no dei sindacati ad ammissione equipollenti già al lavoro

Il ministero della Salute starebbe lavorando a un decreto o un disegno di legge che consente di accedere al corso di formazione in medicina generale a chiunque abbia superato il test dalla sufficienza in su (a proprie spese) e soprattutto in costanza di un lavoro, quindi ad equipollenti ancora da ben individuare. L'indiscrezione trapela dall'incontro avuto dal Ministro Giulia Grillo con i sindacati medici. Il tema è caldo, ci si avvicina ad anni in cui si pensioneranno decine di migliaia di Mmg non rimpiazzabili. Almeno sedicimila medici per il ricambio ci sarebbero -tutti quelli che ogni anno partecipano alle selezioni per il corso triennale -ma tra borse di studio e specialità a stento si arriva a 7 mila unità e 9-10 mila unità, è un argomento sollevato da Smi, restano fuori (in teoria), a fare i "medici usa e getta" e magari gli stessi lavori per i quali il territorio e l'ospedale li hanno rifiutati. In loro nome, è stato comunicato ieri ai rappresentanti dei medici di famiglia che il Ministero sta pensando di rimuovere le incompatibilità ai medici del corso triennale di medicina generale, che dunque potrebbero contemporaneamente lavorare. Non solo trovando il lavoro in corso di triennio ma iscrivendosi al triennio mentre svolgono un lavoro da precari. Si consentirebbe inoltre ai medici che abbiano superato l'esame di ammissione alla medicina generale pur non rientrando tra i primi (e quindi non classificandosi per entrare nel corso) di partecipare in sovrannumero senza borsa, a proprie spese, per conseguire il titolo.

Non del tutto positive le reazioni dei sindacati, ma distinte tra loro. Silvestro Scotti, segretario Fimmg, pur dichiarandosi disposto a dialogare dice no a «meccanismi che hanno tutto il sapore di una sanatoria». Già il Presidente della Federazione degli Ordini Filippo Anelli aveva anticipato le criticità del tweet in cui Grillo attacca l'attuale diploma di Mg («invece di definire chi può svolgere determinate funzioni, sancisce solo chi quelle funzioni le può svolgere a tempo indeterminato e chi si trasforma in precario a tempo indeterminato»): «La soluzione non può andare contro la Legge: diciamo no a sanatorie che escludano la procedura concorsuale, l'unica possibile per entrare nella Pubblica Amministrazione». Di diverso tenore Pina Onotri presente all'incontro per Smi: «No a sanatorie, ma vi è la necessità di riconoscere, magari con un ente certificatore, come ad esempio l'Osservatorio Nazionale per la Formazione Specialistica, il lavoro di migliaia di medici equivalenti che operano da anni nel nostro Paese. Nelle corsie degli ospedali e sul territorio mancano medici e di conseguenza servizi: è un paradosso. Per la guardia medica su 17 mila incarichi assegnati in Italia, 7600 sono temporanei: colleghi che rimarranno precari a vita se non si interverrà in maniera decisa, lo stesso nel 118». Lo Snami appare su una posizione intermedia con il presidente Angelo Testa: «Non possiamo buttare alle ortiche 25 anni di corso di formazione di Medicina Generale ma dobbiamo aumentare le borse a seconda delle esigenze specifiche dei territori. E' ovvio che chi ha titolo non può venir scavalcato da chi non ne è in possesso ma è altrettanto sacrosanto che chi ha maturato esperienza sul campo veda riconosciuto il giusto punteggio per concorrere». Sulle barricate non solo i rappresentanti dei medici del triennio come i giovani del Movimento Giotto ma anche Wonca Italia, la filiazione nazionale dell'associazione dei medici di famiglia europei, che indica come non solo la medicina generale sia peculiare e abbia bisogno di valorizzare i propri contenuti attraverso il corso. Rileva Andrea Moser come in Europa nessun paese proponga riduzioni o ridimensionamenti dei percorsi formativi (né sanatorie ndr), «ma anzi si propone l'allungamento della durata della formazione avendo osservato la necessità di allargare le competenze».

Mauro Miserendino
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