Politica e Sanità

apr32018

Contro l'inappropriatezza il 1° Congresso Choosing wisely Italia all'Istituto Mario Negri di Milano

Si è svolto a Milano, presso l'Istituto Irccs di ricerche farmacologiche "Mario Negri",il1° Congresso di Choosing Wisely Italy,con la partecipazione di Wendy Levinsondell'Università di Toronto, leader di Choosing Wisely (CW) Canada e CW International, che ha preso contatto con studenti e medici in formazione interessati a cambiare la cultura della formazione medica affrontando il tema del sovrautilizzo di esami e trattamenti. Si è trattato di un'opportunità molto importante per far conoscere a professionisti e cittadini il movimento CW internazionale e i principi che lo ispirano, nonché quanto è stato realizzato ed è in programma in Italia nell'ambito del progetto "Fare di più non significa fare meglio - CW Italy". «Il progetto è stato lanciato in Italia da 'Slow Medicine' che, nel 2012, sulla scia del movimento CW degli Stati Uniti, ha rivolto un invito a società scientifiche e associazioni professionali italiane affinché individuassero pratiche a rischio di inappropriatezza che potessero essere oggetto di dialogo tra professionisti e pazienti/cittadini, per giungere a scelte informate e condivise» ricorda Sandra Vernero, cofondatrice e vicepresidente di Slow Medicine. Il concetto-cardine, ricorda, è il perseguimento di una medicina sobria (fare di più non vuol dire fare meglio), rispettosa (valori, aspettative e desideri delle persone sono diversi inviolabili), giusta (cure appropriate e di buona qualità per tutti). «Si combatte in particolare il sovrautilizzo di test e trattamenti che comportano spreco di risorse e maggiore probabilità di errori con danni diretti da interventi inappropriati e indiretti da falsi positivi e sovradiagnosi dovuti a indagini inappropriate che a loro volta possono portare a sovratrattamento». Vernero ha ripercorso le molte iniziative fin qui intraprese da Slow Medicine, tra le quali spiccano le liste italiane di esami e trattamenti a rischio di inappropriatezza che da 10 realizzate da varie società scientifiche e associazioni nel 2014 sono giunte, al marzo 2018, a 44 per un totale di 220 raccomandazioni.

Da Marco Bobbio, già direttore SC Cardiologia Ospedale S. Croce e Carle - Cuneo e segretario generale Slow Medicine è stata descritta l'esperienza "Ospedali e Territori Slow". Si tratta di un'iniziativa volta a individuare prestazioni ad alto rischio di inappropriatezza nell'attività clinica ospedaliera e sul territorio al fine di intervenire per migliorare i servizi offerti e ridurre gli sprechi. Hanno aderito 9 tra Asl e aziende ospedaliere. Nel caso specifico dell'AO S. Croce e Carle, Bobbio afferma che «le pratiche individuate per l'area medica sono state la riduzione del numero di radiografie di controllo richieste prima della dimissione da ricovero ordinario e in day hospital, della richiesta di consumo di antibiotici per via endovenosa e delle richieste del consumo di inibitori di pompa protonica, specie in formulazione ev». Tramite adeguate contromisure e verifica dei loro esiti si è giunti alla definizione di un elenco di 6 raccomandazioni (per esempio: non utilizzare la preparazione intestinale di routine prima degli interventi chirurgici, evitare il digiuno prolungato nel post cesareo, evitare di usare supporti nutrizionali orali senza parere dietologico). Analoghe iniziative sono in corso in strutture del Ssn Toscana, Sardegna, Alto Adige, Sicilia, Calabria ed Emilia. «In Piemonte, inoltre» annuncia Bobbio «è in fase di elaborazione una brochure che sarà diffusa ai cittadini in punti-chiave come farmacie e studi di Mmg e che avrà come concetto educativo il fatto che "la patologia tumorale non si controlla con esami ripetuti ma con comportamenti, per esempio l'alimentazione e il movimento"». Di rilievo anche la campagna 'Smarter Medicine' condotta in Canton Ticino con metodi analoghi di intervento su aree critiche e misurazione degli esiti. «Dalla nostra campagna abbiamo appreso che mostrare il cammino corretto non è abbastanza» afferma, in rappresentanza diCW Svizzera, Luca Gabutti, capodipartimento di Medicina interna all'Ospedale Regionale diBellinzonae Valli«e che per promuovere il cambiamento sono necessari un approccio su più fronti, costanti training ed educazione, monitoraggio e benchmarking continui e un coinvolgimento interprofessionale inclusivo dei pazienti».

Franca Braga, responsabile Centro di competenza alimentazione e salute di "Altroconsumo", spiega le ragioni alla base della collaborazione con Slow Medicine per la pubblicazione nella rivista di schede rivolte al pubblico. «Abbiamo identità di pensiero e valori, i nostri obiettivi si sovrappongono, siamo complementari e insieme possiamo essere più forti. Come? Lavorando sulle stesse tematiche ma su target diversi e portando avanti le stesse campagne, ciascuno con i propri strumenti di comunicazione». Nel contestualizzare le raccomandazioni CW Italy nel Sistema nazionale linee guida, Primiano Iannone, del Centro nazionale eccellenza clinica, qualità e sicurezza delle cure dell'Istituto superiore di sanità (Iss), si è invece soffermato dapprima sul ritardo (circa 9 anni) con cui le evidenze riportate in revisioni sistematiche, linee guida o manuali sono pienamente implementate nella pratica clinica, poi sull'elusività del concetto stesso di evidence-based medicine (quale significato clinico attribuire a una raccomandazione forte, debole o controversa) e infine sulla reale affidabilità di linee guida non di rado emanate con il contributo di esperti non indipendenti.

L'obiettivo valore delle raccomandazioni CW Italy è stato invece testato. «Nell'estate del 2017, con conclusione nel gennaio del 2018, si è svolta in Italia una survey alla quale hanno aderito tre società medico-scientifiche e due associazioni di infermieri. Tre gli obiettivi: indagare la conoscenza del nostro progetto, diffondere le pratiche appropriate individuate e raccogliere opinioni sulle pratiche stesse» spiegano Arianna Rabin dell'Università di Bergamo e Anna Roberto dell'Irccs Istituto Mario Negri. «Più del 60% delle associazioni coinvolte si sono dette d'accordo con le sei raccomandazioni proposte, con picchi del 90% (per esempio, "non lasciare in sede qualsiasi tipo di catetere venoso se non è più presente il problema") e le sei pratiche sono risultate mediamente applicate nei diversi contesti lavorativi (come nel caso di "non triturare e/o camuffare negli alimenti i farmaci prima di somministrarli a pazienti con difficoltà di deglutizione"). Molto più differenziata la risposta del campione alla domanda se ritenesse difficile da accettare la pratica da parte dei pazienti (vedi protocolli di mobilizzazione)». Un approccio pratico alla ricerca, infine, ha caratterizzato il progetto 'React', i cui risultati sono stati presentati da Stefano Celotto, medico di continuità assistenziale dell'Aas3 Alto Friuli - Collinare - Medio Friuli. La creazione di un registro degli accessi in continuità assistenziale - spiega - ha permesso, attraverso l'analisi dell'uso di antibiotici in presenza di faringite acuta con o senza febbre nel sottogruppo 0-14 anni, di sviluppare una procedura decisionale basata sull'applicazione sistematica dei criteri di McIsaac e sull'eventuale esecuzione del test rapido con tampone faringeo per guidare l'intervento più appropriato, in termini di urgenza e tipologia (rinvio a nuovo controllo, terapia sintomatica o antibiotica immediata con specificazione della classe prescritta).

Sito "Choosing Wisely Italy"
www.choosingwiselyitaly.org/index.php/it/


Arturo Zenorini


Non sei ancora iscritto?     REGISTRATI!   >>
Ultime notifiche dalla community