Politica e Sanità

ott132017

Contro il cancro nasce a Siena il centro per la combinazione di farmaci immuno-oncologici ed epigenetici

Si chiama Cio (Centro di immuno-oncologia) ed è la prima struttura in Europa interamente dedicata alla cura dei tumori con l'immunoterapia. È stata presentata ufficialmente a Siena, nel corso del XV Congresso internazionale Nibit (Network italiano per la bioterapia dei tumori): a regime occuperà una superficie totale di circa 1.250 mq2 e ha l'obiettivo di unire ricercatori preclinici e clinici in un'unica realtà operativa per mettere a punto nuove strategie nella lotta contro il cancro (attualmente sono in corso circa 40 sperimentazioni, dalla fase I alla fase III). Il Cio si compone di quattro sezioni fondamentali: un reparto clinico di immunoterapia oncologica, un laboratorio traslazionale ottimizzato a supporto dei programmi di sperimentazione clinica, laboratori destinati alla ricerca preclinica e una sezione riservata alle sperimentazioni di fase I/II. «Queste quattro realtà devono essere in costante comunicazione tra loro» spiega Michele Maio, direttore del Cio e dell'Uoc di Immunoterapia oncologica dell'Aou senese. Il Cio, specifica Maio," nasce dalla volontà di rendere sempre più competitivo a livello internazionale il programma di immunoterapia del cancro voluto e sostenuto dalla regione Toscana a Siena già a partire dal 2004, quando fu istituito il primo reparto di Immunoterapia oncologica in Italia. Allora questo approccio era una «vera scommessa» mentre «oggi è una realtà consolidata e rappresenta il trattamento standard nel melanoma e nei tumori del polmone e del rene in fase avanzata» in grado di migliorare non solo la sopravvivenza ma anche la qualità di vita dei pazienti. Si apre però una nuova sfida. «Il 50% di pazienti risponde all'immunoterapia. Vogliamo capire perché nell'altra metà questo approccio non risulti efficace e aumentare quindi la percentuale di pazienti che rispondono alla terapia immunologica» afferma Maio. «Una delle vie più promettenti sulle quali il Cio è fortemente impegnato, oltre all'uso di nuovi farmaci immunoterapici che stanno iniziando il loro sviluppo nell'uomo, è rappresentata dall'epigenetica», nell'ambito di un progetto finanziato in parte dall'Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro). «Oggi i farmaci epigenetici ci consentono di indurre cambiamenti immunologici non solo della neoplasia ma anche del microambiente in cui il tumore vive» continua. «Infatti il microambiente tumorale si sta dimostrando fondamentale per l'efficacia dell'immunoterapia in quanto costituito da cellule in grado di rendere il tumore 'irraggiungibile' dal sistema immunitario stimolato dal trattamento con farmaci in immunoterapia. L'obiettivo della combinazione delle terapie epigenetiche e immunoterapiche è proprio quello di aumentare la risposta immunitaria contro le cellule tumorali che sono state modificate del trattamento con farmaci epigenetici per combattere meglio in maniera più specifica la malattia».

Questo approccio è alla base dello studio Nibit-4: una ricerca disegnata per valutare per la prima volta la combinazione di un farmaco immuno-oncologico, l'ipilimumab, e di una molecola epigenetica, la guadecitabina, che agisce sul Dna delle cellule malate provocando modificazioni chimiche, nel trattamento del melanoma metastatico. Il farmaco epigenetico "smaschera" alcune caratteristiche immunologiche delle cellule tumorali che diventano riconoscibili da parte del sistema immunitario. L'idea alla base di questo studio è che, usando questa sequenza di farmaci, si possa ottenere un migliore controllo della malattia». In particolare - spiega Maio - nel Dna vi sono due meccanismi che determinano il silenziamento di un gene: di tipo strutturale, con rotture dei filamenti di Dna (e quindi mancata trascrizione, traduzione e assenza di una proteina sulla superficie o all'interno della cellula) oppure un altro, meno noto ma sempre più importante, basato su modificazioni chimiche (aggiunta di gruppi metilici) che spengono l'espressione di un determinato gene. «Quello che abbiamo scoperto è che quest'ultimo meccanismo può essere revertito attraverso i farmaci epigenetici». Da sottolineare che il Cio collabora attivamente con i principali network scientifici internazionali che si interessano di ricerca clinica e pre clinica nel campo dell'immunoterapia. Per esempio è strutturata una partnership con il Parker Institute for cancer immunotherapy di San Francisco (USA) ed è l'unico centro europeo coinvolto attivamente nel progetto Tesla mirato a sviluppare vaccini personalizzati per la cura del cancro. Altre forte interazione, spiega Stefania Saccardi, assessore al Diritto alla salute della Regione Toscana, vi è con la Rete oncologica dell'Istituto toscano tumori (Itt) e c'è un costante contatto con il Cancer research Institute di New York, il Memorial Sloan Kettering di New York, l'Inserm di Parigi, gli Ospedali universitari di Losanna e Innsbruck, il Massachusetts General Hospital di Boston, di cui prestigiosi componenti erano presenti a Siena. Il Congresso è terminato con la discussione degli argomenti-chiave per l'immediato futuro dell'immuno-oncologia da cui trarre un documento scientifico di condivisione sulla 'vision' questo settore. È già programmato un nuovo incontro tra due anni per valutare quanto sia stato realizzato e quali nuovi sfide ci attenderanno, conclude Maio.


Arturo Zenorini
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