Politica e Sanità

gen82019

Contratto ospedalieri, class action e ricorso europeo Cimo per rilanciare trattativa

Il blocco dei contratti dei medici ospedalieri finisce in Europa, alla Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Ma non è tutto. Accanto al ricorso "europeo", il sindacato dei medici Cimo ha fatto i primi passi per avviare una class action contro Regioni e Aran e stato italiano spedendo una diffida all'Agenzia e al Comitato di settore. Motivo: il mancato rinnovo del contratto della dirigenza medica, atteso da 9 anni e scaduto con il 2018. La sigla presieduta da Guido Quici, circa 9 mila medici iscritti, ritiene violati i diritti dei medici dirigenti di Asl e ospedali: Aran, Regioni e Stato italiano, "ciascuno per le rispettive competenze e conseguenti inadempienze", non avrebbero tenuto conto delle indicazioni della sentenza della Corte Costituzionale n.178/2015, che stabilisce come illegittimo il blocco contrattuale dei dipendenti pubblici in atto dal 2010. Nell'atto di diffida, inviato alle soglie di Natale, chiedono la condanna dei convenuti a risarcire i danni derivati e tuttora permanenti a seguito della mancata stipula.

Al blocco stipendiale, sottolinea Cimo, si aggiungono condizioni di lavoro in costante carenza di organico, turni spesso insopportabili e non retribuiti quanto alle eccedenze orarie. In base alla sentenza della Consulta, che dispone la ripresa dei tavoli dal giorno successivo alla sua pubblicazione, il primo triennio raggiungibile per la stipula di un Ccnl della dirigenza medica e sanitaria era quello 2016-18, scaduto il 31 dicembre 2018. In tre anni e mezzo nulla è stato fatto. O meglio, sono stati stipulati contratti in tutti i comparti dell'ex pubblico impiego e per le aree della dirigenza, ad esempio l'amministrativa, ma la dirigenza medica sanitaria è rimasta fuori (con quella degli enti locali e delle funzioni centrali). Un paradosso: medici e sanitari dirigenti, per gli aumenti previsti per i pubblici dipendenti (fino al 3,48% dal 2018), potevano attingere ad ulteriori disponibilità costituite dai soldi risparmiati dalle regioni nel non pagare più le retribuzioni individuali di anzianità dei camici andati in pensione; inoltre, a formare il monte salari da cui determinare gli aumenti doveva concorrere l'indennità di esclusività (ora è scritto nero su bianco nella Finanziaria 2019). E invece: il comitato di settore non ha dettato indirizzi affinché Aran quantificasse le risorse per la trattativa, a tutto il 2018 non risultano carteggi in cui Aran (che ha "ignorato" una piattaforma Cimo) e regioni si sollecitassero a dare contenuti ai tavoli.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il comportamento delle regioni, tenute in base alla Finanziaria 2007 ad accantonare in bilancio le somme necessarie a coprire gli oneri derivanti dal rinnovo di contratti e convenzioni nei loro territori: Cimo ha chiesto loro di mostrarli ma solo alcune hanno risposto, «e le risposte sono state il più delle volte generiche ed insoddisfacenti. L'esponente si è perciò vista costretta a segnalare questo comportamento omissivo o reticente alle singole Procure Regionali presso la Corte dei Conti». Decorsi senza risposte 90 giorni dalla lettera di diffida, Cimo potrà fare formale ricorso al Tar che potrà o meno dichiarare l'ammissibilità delle richieste. Ove il giudice amministrativo si esprimesse nel modo auspicato dal sindacato, comitato di settore ed Aran dovrebbero adottare norme atte a recuperare quanto non riconosciuto. Ciò potrebbe rimettere in discussione persino la novità che tiene banco in questi giorni: il temuto "taglio" del tavolo per il rinnovo contrattuale 2016-18 contenuto nella Finanziaria 2019. Il comma 687 della legge appena approvata riaggancia la trattativa per i dirigenti amministrativi pubblici a quella per i dirigenti medici: i primi però hanno ottenuto il rinnovo, i secondi no e, come osserva in un comunicato l'intersindacale medica, colosso da 75 mila deleghe cui Cimo appartiene, si rischia di far saltare per sempre la trattativa "dovuta".

I singoli medici possono unirsi per ora alla class action tramite proprio avvocato, ma di tempo ce n'è e Cimo studia facilitazioni. «Se anche il recente sciopero non ha rammentato ai nostri interlocutori gli obblighi di intrattenere corrette relazioni sindacali -afferma Quici- sarà un Giudice nazionale a ordinare all'Amministrazione di emendare le proprie (volontarie?) amnesie ed un altro, europeo, a sanzionare lo Stato, le Regioni e gli organi cui è demandata la rappresentanza negoziale per il danno del loro comportamento omissivo verso coloro che in questi anni di crisi hanno garantito, pur con enormi difficoltà, il servizio sanitario pubblico».

Mauro Miserendino
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