Politica e Sanità

mar22018

Conferenza Gimbe, per la sanità pubblica la prossima legislatura è l'ultima spiaggia

Dal definanziamento pubblico alle diseguaglianze regionali, dalla composizione della spesa privata alla mobilità sanitaria, dai ticket alle addizionali regionali Irpef, dalla spesa per il personale agli sprechi, che restituiscono un quadro allarmante in cui il nostro Ssn si sta inesorabilmente disgregando sotto gli occhi di tutti. Lo ha sottolineato Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, nel discorso inaugurale della 13esima Conferenza nazionale dell'associazione di fronte a oltre 600 partecipanti del mondo della sanità e della ricerca biomedica. Secondo le stime della Fondazione Gimbe nel 2025 serviranno almeno € 210 miliardi per mantenere il Ssn, pari ad una spesa pro-capite di € 3.500; stime estremamente prudenziali perché si tratta di una cifra inferiore alla media Ocse del 2013. Rispetto ai € 150 miliardi di spesa del 2016, stando alle previsioni attuali d'incremento di spesa pubblica e di spesa privata e al potenziale recupero da sprechi e inefficienze, rimane indispensabile un forte rilancio del finanziamento pubblico per raggiungere la cifra stimata.

«Davanti a tinte così fosche per il futuro della sanità pubblica» ha puntualizzato Cartabellotta «dal nostro monitoraggio dei programmi elettorali emerge che nessun partito ha predisposto un piano per tutelare il Ssn intervenendo sulle principali determinanti della crisi di sostenibilità: definanziamento, "paniere" Lea troppo ampio, sprechi e inefficienze, deregulation della sanità integrativa, diseguaglianze regionali e locali. Considerato che non potrà essere il futuro a prendersi cura del Ssn, la Fondazione Gimbe ha dunque messo nero su bianco un dettagliato "piano di salvataggio", la cui attuazione sarà strettamente monitorata dal nostro Osservatorio».

Il piano consta di 12 punti dalla Salute al centro di tutte le decisioni politiche fino a un Programma nazionale d'informazione scientifica a cittadini e pazienti. «Senza l'attuazione di un "piano di salvataggio" di tale portata» ha concluso il Presidente «la progressiva e silente trasformazione (già in atto) di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico verso un sistema misto sarà inesorabile, consegnando alla storia la più grande conquista sociale dei cittadini italiani. Ma se anche questo fosse il destino della sanità pubblica, il prossimo esecutivo non potrà esimersi dall'avviare una rigorosa governance della fase di privatizzazione, al fine di proteggere le fasce più deboli della popolazione e ridurre le diseguaglianze».
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