Politica e Sanità

gen122019

Concorsi pubblici, ecco quando l'Asl può indirli invece di pescare dalla graduatorie

Variazioni del profilo richiesto o della prova concorsuale: sono le situazioni in cui un ospedale può interrompere lo scorrimento delle graduatorie e indire un concorso per reclutare personale. Due sentenze innovative del Consiglio di Stato quest'anno contribuiscono a creare interesse sul tema, che interessa tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione. Al punto che, insieme alla contesa sul recupero della trattenuta del 2,5% in busta paga per il Trattamento di fine rapporto e alle novità della legge Gelli sull'inversione dell'onere della prova nell'ambito della responsabilità professionale sanitaria, l'opzione graduatoria-concorso è al primo posto, secondo i dati Consulcesi & Partners, tra le questioni legali che coinvolgono i medici. Il pool di avvocati, che cura anche i ricorsi dei medici ex specializzandi per la mancata corresponsione delle borse di studio tra il 1978 e il 2006, sottolinea che i medici chiedono consulenza non solo giudiziale ma anche stragiudiziale, e cita l'ultimo rapporto "Cittadini e Giustizia Civile" dell'Istat, dove si ricorda che negli ultimi 3 anni circa 1,5 milioni di italiani hanno rinunciato ad avviare una causa civile per il timore di sostenere costi troppo elevati rispetto al vantaggio conseguibile (30,8%), per l'incertezza dei tempi di svolgimento (25,6%) o dell'esito favorevole (15,5%).

«Per quanto concerne l'opzione fra lo scorrimento delle graduatorie e l'indizione di un nuovo concorso, la preferenza è per la prima soluzione. Tuttavia, non è una regola, dipende essenzialmente dal caso concreto. Vi sono alcune situazioni che derogano a siffatto principio, consentendo alla PA di optare per un nuovo concorso», spiegano gli avvocati di Consulcesi & Partners. E in effetti di contenziosi sul tema ce ne sono. Premessa: le graduatorie hanno un'efficacia triennale. Il Dl 216/11 all'articolo 1 comma 4 ha introdotto una possibilità di proroga, ma le sentenze del consiglio di stato (III Sezione) 3273 del 31 maggio scorso e la 4078 del 3 luglio hanno stabilito che l'efficacia triennale è un principio generale dell'ordinamento e che la proroga è una deroga eccezionale, sollecitando una applicazione restrittiva in tutta la Pa, incluso il Ssn. Secondo queste sentenze, Asl e ospedali scaduto il triennio possono bandire concorsi. In particolare la 4078 "spiega" al collaboratore amministrativo di un ospedale che nel 2006 s'era piazzato decimo a un concorso per essere assunto come dirigente, e a tutto il 2017 stava aspettando di essere chiamato visto che la graduatoria era ancora ritenuta valida (a quella data l'ospedale aveva attinto fino al 7° posto) che a certe condizioni l'ente può bandire un nuovo concorso. Nella fattispecie, uscito il bando, il collaboratore si era rivolto al Tar Lazio affermando che bisognava dare priorità allo scorrimento della graduatoria, e gli era stata data ragione ma il Consiglio di Stato in appello ha rovesciato la sentenza. E ha ricordato, in materia, la decisione 14/2011 della sua stessa Plenaria in cui, pur affermando il principio della prevalenza dello scorrimento delle graduatorie (la scelta contraria di indire concorso va motivata), si individuano casi in cui bandire nuovo concorso "risulta pienamente giustificabile, con il conseguente ridimensionamento dell'obbligo di motivazione". Ad esempio, se è cambiata la disciplina applicabile alla procedura concorsuale per prove di esame e requisiti di partecipazione; o se è cambiato il contenuto dello specifico profilo professionale.

Fra i temi "gettonati" dai medici che chiedono di far valere un diritto vero o presunto, a pari merito con le questioni concorsuali, c'è il versamento del 2,5% del reddito per il Tfr, istituto che interessa tra gli altri i medici assunti dal Ssn dal 2001 in poi. Prima di quella data c'era l'indennità premio di servizio, forma assicurativa che comportava il versamento in contenzioso. Introdotto il nuovo regime, il prelievo al pubblico dipendente è rimasto intatto anche se i privati non versano una lira per il loro Tfr. La sentenza 213 della Consulta del 22 novembre scorso dichiara la trattenuta legittima: il nuovo regime Tfr ha comportato un onere imprevisto per l'Inps e la discriminazione vera si sarebbe creata a vantaggio dei neoassunti Ssn se non gli si fosse chiesto di continuare a versare la tassa. «Al momento - spiegano gli avvocati di Consulcesi & Partners- in virtù di quanto emerso dalla pronuncia della Corte Costituzionale sembra preclusa qualsiasi possibilità di risolvere questa annosa questione, ma il nostro ufficio legale continua monitorare le cause in corso e a valutare soluzioni alternative per la tutela dei medici».


Mauro Miserendino
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