Politica e Sanità

feb92019

Certificati infortunio, con Manovra saranno pagati diversamente. Ecco chi ci rimette

Certificati infortunio, con Manovra saranno pagati diversamente. Ecco chi ci rimette
Pochi soldi, merito non premiato, prerogative sindacali messe da parte. Sono un po' le conclusioni che il Sindacato Medici Italiani trae nel giudicare la nuova disciplina dei certificati di infortunio. La Finanziaria 2019 stabilisce che i modelli redatti dai medici di famiglia e di continuità assistenziale e in Pronto soccorso saranno pagati diversamente: la cifra che oggi l'Inail destinerebbe a convenzioni con medici del territorio e ospedalieri, 25 milioni, sarà ripartita e ai medici di famiglia andrà nella quota capitaria. La nuova normativa prevede lo stop definitivo alla vecchia convenzione del 2007 con i Mmg che per un massimo di 3 certificati inviati online all'Inail (apertura continuazione e chiusura) erogava al medico 27,5 euro a modello compilato più 5 euro per la spedizione. Ma prevede anche che i medici non possano più farsi pagare il certificato in libera professione dal paziente, pratica invalsa specie dopo che i soldi per i certificati telematici arrivavano in ritardo tanto da spingere i sindacati a disdettare la convenzione con l'Istituto nel 2009. Con il nuovo criterio tutti i medici riceverebbero un tot uguale per i certificati redatti: sia chi ne redige decine (in città con grandi complessi industriali ad esempio) sia chi non ne fa affatto. L'Inail metterebbe 25 milioni per alcune decine di migliaia di medici di pronto soccorso, per 45 mila medici di assistenza primaria e per 15 mila medici di continuità assistenziale; i medici di famiglia sarebbero retribuiti per la loro parte attraverso il meccanismo della quota capitaria, un tanto a paziente. Il responsabile nazionale Smi Assistenza primaria Gian Massimo Gioria ravvisa penalizzazioni per la categoria e chiede l'immediata riapertura delle trattative con la Sisac. «Con il meccanismo della quota capitaria i 641 mila certificati annui dichiarati da Inail valgono 25 milioni fino a prova contraria da ipotizzare equamente ripartiti tra territorio e pronti soccorso; per il territorio 12,5 milioni di euro suddivisi su 60 milioni di assistiti fanno 20 centesimi ad assistito, 300 euro annui a medico, senza tenere conto di chi redige tanti certificati e di chi ne redige pochi», spiega Gioria. «Un criterio che io contesto. Meglio sarebbe per tutti i medici interessati, anche quelli di Ps, retribuire a prestazione». E qui il conto è presto fatto: 25 milioni diviso 641 mila pratiche di infortunio significa 39 euro a pratica. «Con questo calcolo è ancora più immediato accorgersi come i fondi individuati dalla legge di bilancio siano del tutto insufficienti per le certificazioni Inail. Come Smi chiediamo un immediato tavolo di trattativa, dove venga riconosciuto il lavoro dei medici dipendenti e convenzionati. Basta con il criterio della quota capitaria. E no a retribuzioni esigue. I medici hanno diritto a veder riconosciuto il loro lavoro sulla base di quanto effettivamente svolto. Tanto più che il criterio della ripartizione in quota capitaria utilizzato per i medici di famiglia a mio parere non andava individuato direttamente per legge, quest'ultima avrebbe solo dovuto prevedere uno stanziamento. E' scritto chiaro nelle norme istitutive della Sisac che è la contrattazione con i sindacati a indicare come debbano essere suddivisi quei soldi».

Ecco un secondo motivo per riaprire la trattativa, «su un contratto scaduto da 10 anni che ha bisogno di immediati adeguamenti normativi oltre che economici». Gioria sottolinea come nessun obbligo certificatorio sia da considerarsi in vigore dal 1° gennaio 2019 sino al rinnovo della contrattazione. E aggiunge un terzo importante concetto: «Il medico di famiglia ha un ruolo nell'apertura della pratica e nella continuazione, spetta all'Inail, attraverso i suoi medici dipendenti, procedere al rilascio dell'idoneità all'esenzione temporanea e alla chiusura dei certificati. Noi medici convenzionati con il Ssn non possiamo infatti dare alle Asl quelle indicazioni per il rilascio delle esenzioni dal ticket pertinente alla patologia che invece i medici Inail possono offrire e successivamente le Asl possono formalizzare. Insomma, non siamo disposti a subire passivamente il decennale congelamento dei nostri diritti contrattuali, un congelamento che nel caso della normativa Inail si traduce in retribuzioni non commisurate al lavoro svolto, e tutto sommato poco aderenti con la pratica quotidiana».

Mauro Miserendino


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