Politica e Sanità

giu132018

Carenza medici, a Napoli proposta di chiudere i pronto soccorso di notte

Il pronto soccorso del Cto di Napoli come quello del Rizzoli di Bologna, chiuso di notte? È una proposta per il periodo estivo, su un piatto della bilancia la qualità che si vuole assicurare ai pazienti, sull'altro la necessità di tenere aperti H24 tanto più che il Ps del Cto ha riaperto un mese e mezzo fa. Sarebbe rimasta una lettera aperta, un documento interno a beneficio dei direttori generale, sanitario e di dipartimento, firmato da 5 primari, 4 responsabili di unità dipartimentali e 3 dirigenti di unità semplici, ma è tracimato sui media per una presunta valenza regionale.

Il cuore del problema è che il Ps dove arrivano pazienti traumatizzati, ortopedici, ma anche con altre patologie, è già intasato con 100 accessi al giorno di media, tre quarti sono casi ortopedici, e i problemi di accoglienza potrebbero esacerbarsi in estate. Nella lettera si propone di applicare il modello di accoglienza che a Bologna vige dal 2009 al Ps dell'istituto Rizzoli per il quale la Regione Emilia Romagna ha deliberato la chiusura notturna: da 9 anni funziona dalle 7,30 alle 19,30 e delle urgenze notturne si occupa il PS dell'Ospedale Maggiore. Con l'avvicinarsi dell'estate s'impone l'esigenza per il personale sanitario e sociosanitario di smaltire ferie. Dai reparti Sto arriva la riflessione secondo cui più che sull'accoglienza il problema è sulle attività programmate: si attendono nuovi macchinari (tomografo, Rmn, angiografo digitale), l'espletamento di concorsi messi a bando, limiti contingenti nei tempi di utilizzo della sala operatoria. Linee guida e buona letteratura alla mano, i firmatari della lettera - i responsabili di Chirurgia, Ortopedia I, Traumatologia II, Neurochirurgia, dei dipartimenti di Gastroenterologia, Chirurgia della mano, Riabilitazione e Chirurgia Vertebrale e delle unità semplici di Artroscopia, Ortopedia post trauma e Anestesia - vorrebbero un modello pienamente operativo che tuteli i pazienti, sia quelli in urgenza sia quelli in elezione.  A Napoli, per inciso, molti ps sono in affanno, quello oculistico del Pellegrini dal 1° giugno per mancanza di copertura di turni è aperto 8-14 per la perdita di tre specialisti su sette. Uil e Cgil hanno denunciato meno di un anno fa altre carenze strutturali al Ps del Fatebenefratelli.

«Le posizioni dei colleghi sono ragionevoli, si innestano in una situazione acutizzata dagli effetti della normativa europea sui limiti all'orario di lavoro (massimo 48 ore settimanali e 11 ore di riposo tra un turno e l'altro) su un personale all'osso per via del blocco del turnover imposto alla Campania come regione in piano di rientro», spiega il Presidente dell'Ordine dei Medici di Napoli Silvestro Scotti. «Si sono aperti nuovi concorsi ma hanno i loro tempi. Se nella medicina generale esiste un tetto ai trasferimenti, del 33% sull'assistenza primaria e 50% sulla continuità assistenziale, nella dipendenza no. E se un'azienda richiede personale, prima di bandire concorsi deve aprire una procedura di mobilità su tutti gli ospedali italiani senza tetti e attendere che si concluda senza alcuno spiraglio di assunzione per i giovani. Ma tale procedura è ulteriormente allungata dal fatto che quando il primo in graduatoria accettasse di venire nell'ospedale napoletano da lui scelto, deve attendere il nulla osta del direttore generale dell'azienda dove opera, in regione o fuori, e siccome anche gli altri hanno problemi di organico spesso il nulla osta non viene dato, si passa al secondo classificato, ma per ogni iter personale lo scorrimento della graduatoria si blocca, così passano gli anni e i concorsi slittano, i giovani invecchiano, si fa prima a veder sparire specialisti da un reparto, a partire da alcune fasce orarie».

E con meno personale i pronto soccorso fanno filtro con crescente difficoltà. «Andrebbe spiegato bene agli utenti. È vero, fa pensare un PS traumatologico che chiude quando le emergenze arrivano H24, ma verrebbe da dire che anche in un campo di battaglia con pochi strumenti quando mancano medici e sanitari viene meno la garanzia di essere assistiti in tutta sicurezza». Per il presidente Omceo Na, è lo spopolarsi delle corsie il nodo da scongiurare. «E appare un po' strano che sempre a Napoli si dibatta sui rischi derivanti all'assistenza notturna dalla prevista razionalizzazione dell'offerta in continuità assistenziale, con lo spostamento di unità al mattino (anche nell'ottica di sgravare parte del lavoro dei ps), ferma restando la copertura H24, mentre rischia di venire meno proprio l'assistenza notturna nei PS ospedalieri per i casi urgenti».

Mauro Miserendino
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