Politica e Sanità

mar82018

Caregiver familiari, Fimmg: fondamentali per aderenza alle terapie. Serve più formazione per i medici

Le sale d'attesa di medici di medicina generale e pediatri sono piene di caregiver familiari, il più delle volte donne che si prendono cura dei loro cari e giocano un ruolo cruciale nella prevenzione e nelle terapie. Con loro bisogna imparare a tessere e a gestire una nuova relazione, anche con l'aiuto dell'Educazione Continua. Su questo impegno concordano il Segretario Nazionale Generale della Fimmg Silvestro Scotti e il presidente nazionale della Fimp Giampietro Chiamenti, intervenuti ieri a Roma al convegno "Soprattutto Donna! Valore e tutela del caregiver familiare" organizzato da Farmindustria in collaborazione con l'Osservatorio nazionale sulla salute delle donne e di genere. «Il 90% degli accessi nei nostri studi sono al femminile. Le donne sono i referenti familiari, i mediatori del contatto col medico di famiglia di nonni, mariti e figli.

Alla luce dell'invecchiamento della popolazione e del sistema che lo deve supportare, anche i medici hanno bisogno di standardizzare e capire meglio le esigenze delle caregiver» dice Scotti. «Abbiamo fatto una survey e i dati svelano una differenza di approccio tra i medici di famiglia donne e medici di famiglia maschi. Nelle donne c'è più attenzione, hanno per esempio una maggior sensibilità a rilevare problemi di salute della caregiver stessa, spesso trascurati. Il motto 'medico, cura te stesso' va ormai ampliato anche al caregiver». «Bisogna creare consapevolezza e l'Ecm è uno strumento utile, abbiamo strutture formative e strumenti di diffusione molto avanzati, come i corsi a distanza, per rendere evidente questo tema anche a chi lo affronta quotidianamente senza rendersene conto» aggiunge il segretario della Fimmg. «Servono più scienza della relazione, comunicazione, strumenti adeguati per i medici di cure primarie, anche perché sono pochi, mentre i pazienti continuano a crescere. È quindi fondamentale un'alleanza con le caregiver, soggetti importantissimi per l'aderenza alle terapie o per influenzare gli stili di vita in famiglia».

Ancora più stretto, per forza di cose, è il rapporto tra pediatri e caregiver familiari. «Noi siamo il front office della famiglia, la mamma è il nostro interlocutore per eccellenza, molto più del papà o dei nonni. Questo ci obbliga a dare grande importanza al rapporto relazionale. Sostenere l'esperienza della maternità e aiutare la mamma a svolgere questo ruolo, dietro il quale molto spesso c'è anche la cura del resto della famiglia e l'attività lavorativa, è un grande impegno e un dovere da parte nostra», dice a Doctor33 Giampietro Chiamenti, presidente della Fimp.

Chiamenti invita a riflettere «sugli stili di vita e l'insegnamento che potremmo trasmettere. Le buone abitudini, la vaccinazione, la nutrizione, il neurosviluppo, il comportamento e l'attività fisica sono tutte cose che rientrano nella quotidianità e noi dobbiamo essere i supporter dell'adozione degli stili migliori. Pensiamo per esempio al solo aspetto nutrizionale, dall'allattamento al seno a quella che sarà poi la scelta adeguata degli alimenti migliori: sono tutte cose che noi dobbiamo saper trasmettere». Anche secondo il presidente della Fimp bisogna puntare sulla formazione. «Il problema dei caregiver esiste e dobbiamo portarlo nella consapevolezza degli operatori per affrontarlo con un ruolo attivo, un impegno da portare avanti con i medici di medicina generale, con le istituzioni, con Farmindustria e con tutti coloro che si occupano di questi temi. Non dimentichiamo, infine, che la componente femminile nella professione è altissima, ormai l'80%, anche nelle scuole di specialità. Abbiamo quindi anche un impegno nei confronti delle colleghe che, oltre a svolgere l'attività medica, hanno una famiglia cui badare».


Elvio Pasca
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