Clinica

nov142017

Cancro seno ER-positivo, resta alto rischio ricaduta dopo una terapia adiuvante endocrina

Le donne con cancro al seno positivo per il recettore degli estrogeni (ER) in stadio precoce che ricevono una terapia endocrina adiuvante per cinque anni sono ancora a rischio di recidiva fino a 20 anni dopo, stando a quanto suggerisce una metanalisi pubblicata sul New England Journal of Medicine. «La somministrazione della terapia endocrina per cinque anni riduce significativamente i tassi di ricaduta durante e dopo il trattamento in donne con cancro del seno precoce, ER-positivo» spiega Hongchao Pan, del Nuffield Department of Population Health alla University of Oxford, Regno Unito, firma principale dello studio. «L'estensione di tale terapia oltre i cinque anni offre un'ulteriore protezione, ma ha mostrato effetti collaterali aggiuntivi. Abbiamo cercato di ottenere dati sul rischio assoluto di ricorrenza successiva a distanza se la terapia si arresta a cinque anni, per aiutare a determinare se valga la pena di estendere il trattamento» prosegue.

I ricercatori hanno esaminato 88 studi per un totale di circa 60.000 donne con cancro al seno ER-positivo, libere da malattia dopo cinque anni di endocrinoterapia adiuvante. Sebbene anche tra le donne con tumori grandi e linfonodi fortemente positivi la maggior parte di quelle che aveva completato la terapia endocrina di cinque anni rimaneva libera da ricadute a 20 anni dopo la diagnosi, le donne con tumori in stadio 1 e linfonodi negativi avevano un notevole rischio cumulativo del 13% di recidiva da cinque a 20 anni dopo la diagnosi. Il tasso di recidiva aumentava con un maggiore coinvolgimento linfonodale e con un più esteso diametro del tumore. Per esempio, le donne con malattia di stadio 2 che coinvolgeva da quattro a nove linfonodi avevano un rischio di recidiva pari al 41%. La mortalità per il cancro al seno ha seguito un modello simile. Gli autori concludono che il riconoscimento dell'entità dei rischi a lungo termine della malattia ER-positiva può aiutare le donne e i professionisti che se ne prendono cura a decidere se estendere la terapia oltre i cinque anni e se sia il caso di persistere qualora si verifichino eventi avversi.

Nejm 2017. Doi: 10.1056/NEJMoa1701830
http://www.nejm.org/doi/10.1056/NEJMoa1701830


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