Politica e Sanità

set122017

Aumento contrattuale "zero", i sindacati chiedono al governo di fare marcia indietro

Continuano i malcontenti tra i camici bianchi oltre che per il nuovo regolamento per le scuole di specializzazione, anche per il rinnovo contrattuale del Ccnl. E dunque, si mobilitano i sindacati. L'Anaao Assomed, ad esempio, fa sapere con un comunicato di ritenere «sconcertanti»le notizie riportate in questi giorni a proposito di un aumento contrattuale "zero" per i redditi pubblici superiori a 75000 euro(lordi)/anno.«Di fatto il governo manda a dire ai medici e dirigenti sanitari dipendenti che, dopo 7 anni di blocco, il rinnovo del loro Ccnl deve avvenire ad incremento zero, trasformandoli in benefattori coatti di altre figure professionali», si legge in apertura della nota.«Dopo avere avviato le trattative per il comparto della sanità - continua la nota - e dato via libera alla Sisac aggiornando l'atto di indirizzo della medicina convenzionata, mentre traccheggia su quello per la dirigenza sanitaria, il governo si esibisce in una versione inedita del gioco delle tre carte, in cui i medici dipendenti perdono sempre. E alla faccia di merito, competenze, disagio, valore e funzione sociale del loro lavoro, li chiama ad un inedito ruolo di protagonisti di una redistribuzione del reddito dal sapore populistico, erogatori di bonus a proprie spese, e magari a propria insaputa».«Se così è - conclude l'Anaao Assomed - il Comitato di settore si risparmi pure la fatica di indirizzare un contratto che il Governo evidentemente non vuole. Basta un rigo della legge di bilancio per prorogare, solo per i medici e i dirigenti sanitari dipendenti, il blocco contrattuale in vigore da 7 anni. Si tratta solo di vedere cosa ne penseranno gli interessati e i cittadini elettori cui essi garantiscono, non si sa fino a quando, l'esigibilità di un diritto alla salute che in questi tempi strani è, evidentemente, diventato superfluo per Ministri e partiti di maggioranza». Stessa posizione arriva anche daCosmed, che con oltre 33.000 iscritti è la principale Confederazione sindacale della dirigenza del pubblico impiego e a cui aderiscono le sigle sindacali di: Anaao-Assomed, Aaroi-Emac, Fvm, Fedir Sanità, Anmi Assomed-SivempFpm, Aiic. «L'ipotesi di azzeramento degli aumenti contrattuali dei dipendenti pubblici con più di 75.000 euro di reddito - si legge in una nota - significherebbe che per tutti i medici e dirigenti non ci sarebbero aumenti stipendiali e con queste risorse si provvederebbe alla ristorazione dei redditi più bassi». Dopo quasi dieci anni di mancati rinnovi contrattuali, questa operazione significherebbe per Cosmed che l'avvio delle trattative, l'atto di indirizzo in via di emanazione e l'atto di indirizzo generale emanato«sarebbero una grottesca finzione, una finzione pubblica. Il Governo chiarisca e smentisca e lo faccia con sollecitudine».

Anche la Cisl dice la sua.«Non vorremmo che il governo pensasse di tacitare con pochi soldi molte persone - dice il Segretario Generale Cisl Medici, Biagio Papotto- mettendo gli uni contro gli altri tutti i lavoratori pubblici che invece, in questi anni, hanno garantito servizi di altissima qualità in condizioni spesso ai limiti della decenza, per esclusiva colpa dei vertici politici, loro sì carenti in organizzazione e professionalità. Le somme promesse dovranno essere garantite con stanziamenti adeguati e un sistema di erogazione che tenga conto dei livelli stipendiali di partenza, non già per livellarli ma per calcolare in pari percentuale il giusto indennizzo per il salario perduto».

Sul fronte degli infermieri Andrea Bottega, segretario nazionale del NurSind-Cgs (Confederazione generale sindacale) sottolinea come«dopo otto anni di blocco, ci aspettiamo un rinnovo contrattuale che non sia solo di facciata. È arrivato il momento di riconoscere al personale infermieristico il suo reale carico di lavoro e responsabilità, anche in termini economici». Bottega punta l'indice soprattutto sugli ipotizzati 76 euro lordi medi mensili previsti per la categoria:«Basta pensare alla riorganizzazione delle strutture ospedaliere per intensità di cura o, per fare un altro esempio, all'equiparazione tra tempi determinati e indeterminati per rendersi conto di come tale cifra sia insufficiente. Se non del tutto irrisoria rispetto a quanto previsto nello stesso atto di indirizzo dell'Aran». Faro all'occhiello per gli infermieri, garantire sicurezza e qualità delle cure.«Un obiettivo - conclude Bottega - che non può non passare anche attraverso il rispetto della professione. A partire da un adeguamento stipendiale che tenga conto pure di tutti i costi specifici a carico degli infermieri, chiamati negli ultimi anni a coprire carenze d'organico, soprattutto nelle Regioni commissariate e soggette a piani di rientro, e a sostenere le spese di formazione, copertura assicurativa e iscrizione all'Albo».

Rossella Gemma


Non sei ancora iscritto?     REGISTRATI!   >>
Ultime notifiche dalla community