Politica e Sanità

lug122018

Assenze dal lavoro, torna la proposta di autocertificazione malattia. Basta oneri per Mmg

«L'autocertificazione dei primi tre giorni di malattia non è la risposta a tutti i casi di assenteismo doloso dei lavoratori, ma bisogna smettere di pensare che qualcuno -nel nostro caso il medico che certifica la malattia - si faccia carico dei comportamenti illeciti altrui». Augusto Pagani presidente dell'Ordine dei Medici di Piacenza, concorda con l'idea di riproporre al legislatore il disegno di legge che toglie al medico di famiglia l'onere di certificare le assenze brevi degli assistiti. La richiesta viene dal sindacato Fimmg, dopo che è stata resa nota la sentenza 47 della corte dei conti umbra del 20 dicembre 2017.

La Corte condanna a risarcire sia il dipendente della Direzione Lavoro Umbria che produceva false attestazioni di una malattia "perdurante" sia il medico che ne ha certificato la malattia. Per totalizzare 258 giorni di cui 221 in meno di un anno, l'uomo, peraltro, si serviva di timbro e firma di sanitari ignari, e in casa sua sono stati rinvenuti timbri e carte intestate che poi presentava alla dottoressa. La Corte dei conti interviene a valle della sospensione disposta d'ufficio, del licenziamento (estate 2016), dell'indagine penale per truffa avviata dalla Procura della Repubblica, e riconosce che la dottoressa era ignara della dolosità del comportamento dell'uomo. Ma, condannato quest'ultimo a pagare euro 30480 per il danno erariale e il danno all'immagine del pubblico ufficio, chiama in causa il curante in via sussidiaria, per 6980 euro. Tra le motivazioni: il paziente aveva palesato, in alcune intercettazioni, la volontà di dichiarare al medico stati patologici inesistenti, sicuro di ottenere i certificati. Per i giudici, il medico che certifichi lo stato di malattia senza effettuare scrupolose verifiche può concorrere al danno erariale anche se vittima di raggiro. «Non si vede come possa considerarsi incompatibile con l'attivitaÌ lavorativa la condizione di un soggetto che, nei giorni coperti da certificazione, usciva quotidianamente per adempiere alle piuÌ svariate attivitaÌ».

Ma la dottoressa era tenuta a sapere che cosa faceva una volta uscito di studio il paziente di cui non poteva constatare la patologia, né contraddirla visti i (falsi) referti? Per Pierluigi Bartoletti - vicesegretario Fimmg - no, e sarebbe tempo di cambiare una normativa che scarica sul medico certificatore, al 90% il mmg, le inefficienze del sistema. Da Presidente Omceo Piacenza, Augusto Pagani nel 2013 aveva visto approvata prima alla Federazione regionale degli ordini d'Emilia Romagna e quindi al Consiglio Nazionale Fnomceo una mozione mirata a introdurre l'autocertificazione dei primi 3 giorni di malattia, a depenalizzare la legge Brunetta e a toglierne le sanzioni ai medici, che giungono fino alla radiazione e alla revoca della convenzione. «Allora avevamo incontrato le associazioni dei datori di lavoro ma non eravamo riusciti a far capire che non è possibile realizzare il controllo dell'assenteismo attraverso il medico di famiglia o il medico chiamato a certificare la malattia».

Nel 2016 era andata un po' meglio, Pagani era stato nominato referente del tema dal Comitato centrale Fnom ed era stato elaborato un testo poi portato da Maurizio Romani senatore del gruppo misto in Commissione Affari Costituzionali del Senato. Il testo, tramontato con la legislatura precedente, prevedeva che fosse il lavoratore sotto la sua esclusiva responsabilità a comunicare al suo medico un disturbo ritenuto invalidante ancorché passeggero, e il Mmg si sarebbe fatto semplice tramite per la trasmissione telematica all'Inps e al datore di lavoro. «Molti industriali continuano a lamentare episodi di assenteismo ai nostri ordini, sentendosi presi in giro dai certificati», racconta Pagani. «Noi abbiamo cercato di spiegare come alcuni disturbi -mal di testa, mal di pancia- non siano clinicamente obiettivabili e come nel caso di sospetto diagnostico subentri una necessità di tutelare il lavoratore. Aggiungo che il medico è chiamato per legge a verificare lo stato di salute del lavoratore mentre, parlando in linea generale, non dovrebbe essere caricato di responsabilità diverse, quali quella di investigare la validità di documenti rilasciati al lavoratore da altri medici».

Mauro Miserendino
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