Politica e Sanità

feb72019

Alimentazione, Simg: così i Mmg educano le famiglie a una dieta sana

Venti medici di medicina generale a Milano, Parma, Genova e Bari guidano oltre cento famiglie con almeno un bambino sovrappeso verso la retta via di una sana dieta mediterranea, con attività di counseling, monitoraggio di parametri fisici e sostegno "a distanza" con strumenti informativi. È il progetto pilota con cui la Società Italiana di Medicina Generale contribuisce al "Vivismart", una campagna di educazione alimentare e ai corretti stili di vita promossa dall'alleanza aBCD che vede insieme Barilla, Coop e Danone e i cui primi risultati sono stati presentati a Roma presso l'Università LUMSA.

«Abbiamo sperimentato un metodo da riprodurre negli ambulatori, con un counseling breve e una strumentazione facile da condividere con tutti i medici di famiglia. Ci siamo concentrati sulle mamme e sui papà perché modificassero il loro modello genitoriale nell'educazione alimentare dei bambini, che pure andavano coinvolti nel fare la spesa e nella preparazione dei piatti. La dieta mediterranea è anche convivialità, non si mangia da soli davanti alla tv, ma ci si siede a tavola insieme in un momento di scambio, crescita e miglioramento delle relazioni familiari», dice a Doctor33 la dott.ssa Cristina Rossi, Mmg collaboratore dell'area nazionale Simg prevenzione ed educazione alla salute. «Anche se i bambini sono di competenza pediatrica, il medico di famiglia conosce i genitori, i nonni, ha uno sguardo d'insieme su tutte le dinamiche del nucleo familiare ed è quindi spesso facilitato nel motivarlo e nel trovare un modo per cambiare le abitudini alimentari».

Tra gli strumenti con cui la Simg è riuscita a entrare anche nei carrelli della spesa e nelle sale da pranzo delle famiglie coinvolte nel progetto, c'è un semplice lista degli alimenti con le varie proprietà e una tovaglietta sottopiatto che suggerisce come combinarli al meglio in menu equilibrati. «La tovaglietta trasforma la piramide alimentari in istruzioni sulla qualità e sulla quantità di cibo da consumare durante la giornata, funziona come un puzzle che alla fine compone i piatti della giornata, uno strumento semplice, ma che la famiglia in questo modo ha sempre sotto gli occhi». Non è, comunque, un gioco da bambini, considerate le lacune che si riscontrano tra gli adulti su questi argomenti. «Ci sono tante persone che, per esempio, non sanno dividere gli alimenti tra carboidrati e proteine. Manca un'alfabetizzazione di base e c'è poco tempo per imparare, strumenti semplici come la lista e la tovaglietta possono aiutare», conclude Rossi.

Il resto della campagna ViviSmart ha dispiegato tra settembre 2017 e maggio 2018 una serie di iniziative di edutainment in 4 città, 16 scuole e 16 punti vendita, coinvolgendo 80 insegnanti e 1525 tra bambini e famiglie. I risultati, analizzati da una ricerca condotta dalla LUMSA insieme alle università di Napoli Parthenope e Roma Tre, sono incoraggianti: l'11% dei bambini ha iniziato a bere più acqua e più spesso, i bambini che mangiano frutta sono aumentati del 6% e quelli che mangiano verdure del 13%, così come sono aumentati i quelli che fanno sport 4 volte alla settimana lasciando perdere tv e videogiochi.

«Abbiamo visto migliorare le abitudini alimentari dei bambini, anche se non in tutta la batteria di alimenti, e questo succede raramente a breve termine, così cambiare notevolmente le attività con più sport e meno sedentarietà. Soprattutto, c'è un incremento di tutti gli indicatori sulle conoscenze oggettive: i bambini hanno imparato cosa fa bene e cosa fa male e, altro dato molto interessante, condizionano positivamente i genitori. Anziché assillare mamma e papà perché comprino patatine e caramelle o per andare al fast food, la metà dei genitori dice che i bambini chiedono cibi più salutari e che tutta la famiglia ha cambiato le sue abitudini alimentari. L'abbiamo chiamato 'effetto alone' e non è affatto banale», segnala a Doctor33 Costanza Nosi, professore associato di Economia e gestione delle imprese alla Lumsa, che ha coordinato la ricerca. «Campagne come queste, vedono le aziende in campo con la corporate social responsability e con il cosiddetto marketing sociale, ma funzionano davvero solo quando si fa sistema tra profit, no profit, istituzioni e cittadini. È un modello che sta prendendo piede in tutto il mondo, fortunatamente anche in Italia».


Elvio Pasca
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