Politica e Sanità

apr122018

Alcol e problemi correlati, la relazione del ministero. Oltre 8 milioni gli italiani a rischio

È una pioggia di cifre, quella contenuta nella "Relazione del ministro della Salute sugli interventi realizzati in materia di alcol e problemi correlati", trasmessa al Parlamento. Gli ultimi dati disponibili sono del 2016, durante il quale la prevalenza dei consumatori a rischio è stata del 23,2% per gli uomini e del 9,1% per le donne di età superiore a 11 anni, per un totale di circa 8.600.000 persone. L'analisi per classi di età mostra che la fascia di popolazioni più a rischio per entrambi i generi è quelle dei 16-17enni, che non dovrebbero consumare bevande alcoliche, oltre a quelli che vengono definiti "giovani anziani" (65-75 anni).

Una delle conseguenze è una gran quantità di ricoveri, che in oltre due casi su tre avvengono per urgenza. Sono stati oltre 71 mila gli italiani che sono stati presi in carico dai servizi sanitari perché alcol-dipendenti, mentre si sono registrate complessivamente 56.773 dimissioni a seguito di ricovero ospedaliero, per una patologia attribuibile all'alcol, o come diagnosi principale di dimissione, o come una delle diagnosi secondarie. È interessante notare che, tra le diagnosi rilevate, c'è una netta prevalenza delle patologie epatiche croniche, come steatosi, epatite e cirrosi (56,4% delle dimissioni), seguite dalle sindromi da dipendenza da alcol, come intossicazione acuta (ubriacatezza acuta in corso di alcolismo) e alcolismo cronico e dipsomania (23,4%).

Anche l'aspetto economico non è indifferente: per esempio, la spesa farmaceutica sostenuto dal Ssn per i medicinali impiegati nel trattamento della dipendenza alcolica, erogati dalle farmacie aperte al pubblico e acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche, è ammontata nel 2016 a circa 8,2 milioni di euro. «Il fenomeno relativo al consumo di bevande alcoliche nella popolazione italiana, negli anni più recenti - si legge nella relazione - sta decisamente mostrando un profilo nuovo rispetto agli ultimi decenni soprattutto se si considera che, a fronte di una riduzione del consumo di vino durante i pasti, si registra un progressivo aumento di consumo di bevande alcoliche occasionale e al di fuori dei pasti, condizione ancor più dannosa per le patologie e le problematiche correlate». È quello che viene chiamato binge drinking, l'abitudine più diffusa e consolidata tra i più giovani: nel 2016 il fenomeno ha riguardato il 17% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni di età, di questi il 21,8% maschi e l'11,7% femmine.
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