Politica e Sanità

ago22022

Aids, la lotta alla diffusione sta facendo passi indietro. Le nuove linee guida dell'Oms

I dati attuali sull'HIV mostrano che la risposta nella lotta alla diffusione del virus sta facendo passi indietro in termini di copertura e velocità nella risposta alla malattia.
Lo spiega Medici Senza Frontiere, partecipando alla 24esima Conferenza Internazionale sull'Aids che si è aperta a Montreal. «Il quadro attuale non appare positivo perché stiamo perdendo terreno rispetto alle conquiste degli ultimi 20 anni nella lotta all'HIV. L'impatto negativo del Covid-19 unito alle pericolose lacune nei finanziamenti ai programmi per l'HIV stanno bloccando i progressi fatti in alcuni paesi mentre in altri la situazione sta addirittura peggiorando» dichiara Bern-Thomas Nyang'wa, responsabile medico di Medici Senza Frontiere (MSF). Solo nel 2021 ci sono state 1,5 milioni di nuove infezioni da Hiv nel 2021, circa 4.000 ogni giorno. In un momento «critico» di stallo nella lotta contro l'Aids, l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) lancia nuove linee guida su farmaci pre esposizione, sottolineando come la nuova profilassi a lunga durata di azione, somministrabile una volta ogni due mesi invece che quotidianamente, sia da considerare una «opzione di prevenzione sicura e altamente efficace per le persone a sostanziale rischio di infezione da Hiv».

Dopo il fallimento della sperimentazione di un vaccino a vettore virale, si sta lavorando ora a mRna contro l'Hiv, basato sullo stesso meccanismo di quello anti-Covid. La profilassi pre-esposizione (PrEP) permette di evitare l'infezione ed è consigliata a chi ha un rischio alto di contrarre il virus, come persone che fanno uso di droghe iniettabili, lavoratori del sesso, omosessuali e transgender. In chi è già infetto, gli antiretrovirali permettono di rendere il virus non trasmissibile e di tenere sotto controllo la malattia, tanto che una persona con Hiv ha oggi un'aspettativa di vita simile agli altri. Per questo è centrale far iniziare il prima possibile le terapie. Ma si stima che circa 5,9 milioni di persone sieropositive in tutto il mondo, e soprattutto in Africa, non siano a conoscenza del loro stato. Per spingere l'acceleratore sulla diagnosi precoce, verso l'obiettivo della sconfitta dell'Aids entro il 2030, l'Oms ha di recente annunciato un test fai da te per l'Hiv che sarà disponibile nei Paesi in via di sviluppo al costo di un dollaro.
Mentre con le nuove linee guida, l'obiettivo dell'Oms è favorire l'introduzione di cabotegravir a lunga durata d'azione (CAB-LA): una forma iniettabile intramuscolare di PrEP, con le prime 2 iniezioni somministrate a distanza di 4 settimane, seguite da una ogni 8 settimane. Cabotegravir «ha dimostrato di essere sicuro e altamente efficace in 2 studi randomizzati controllati, che mostrano come abbia comportato una riduzione del 79% del rischio di Hiv rispetto alla PrEP orale». Per quest'ultima, infatti, «l'aderenza alla terapia quotidiana di farmaci era spesso una sfida». «Ci auguriamo che queste nuove linee guida contribuiranno ad accelerare gli sforzi per iniziare a fornirlo insieme ad altre opzioni di prevenzione, tra cui la PrEP orale e l'anello vaginale dapivirina», ha affermato Meg Doherty, direttrice dei programmi globali dell'Oms sull'Hiv.

L'Aids «uccide ormai fortunatamente poco, ma uccide. Dipende se parliamo di Paesi industrializzati o in via di sviluppo. Al mondo ci sono 10 milioni di persone che non hanno accesso ai farmaci il che significa che l'Aids fa ancora un milione di morti all'anno. Da anni. In particolare nell'Africa subsahariana, dove l'incidenza dell'infezione è altissima». Così Andrea Gori, infettivologo, primario al Policlinico di Milano e presidente di Anlaids, l'associazione che si batte contro l'Aids, in un'intervista a 'La Stampa'. «In Italia siamo messi relativamente bene: il nostro Paese ha un sistema di rete tale nei reparti di malattie infettive che consente di avere successi di terapia tra i più alti al mondo - aggiunge Gori - Soprattutto se ci confrontiamo con i dati americani, dove con un sistema organizzato attraverso le assicurazioni, molte persone accedono con fatica alle cure». Chi si infetta oggi di Hiv ha speranze di sopravvivenza «abbastanza alte. Stiamo attendendo farmaci nuovissimi che dovrebbero spostare l'asticella ancora più in là - avverte - Per capire, basti dire che attualmente disponiamo di farmaci che possono portare il livello di controllo dell'infezione a un successo pari al 95-98%: dati quasi incredibili se pensiamo come era iniziata. Ormai siamo in grado di controllare perfettamente la replicazione del virus e la malattia», precisa. Il problema, però, è che «non riusciamo a eradicare il virus, anzi ne siamo ancora abbastanza lontani». In merito alla possibilità di avere un vaccino valido, Gori dice «probabilmente no» perché «rispetto al Coronavirus, che è molto stabile, l'Hiv si replica milioni di volte in più, con milioni di varianti. Trovare un vaccino è un'impresa disperata». «Quindi bisogna ancora stare molto attenti. Chi si infetta, se smette di prendere i farmaci anche solo per una settimana, vede gli effetti del virus ripartire e sono guai», rimarca.
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