Politica e Sanità

dic52018

Aggressione medico a Crotone, Fnomceo: basta parole. Il Governo renda esecutivo Ddl

«Siamo costretti a registrare oggi l'ennesimo atto di violenza verso una collega che, all'ospedale San Giovanni di Dio di Crotone, è stata aggredita con un cacciavite mentre smontava dal turno" e ora "è ricoverata in codice rosso". "Siamo come sempre vicini a lei, alla famiglia, a tutti i colleghi, ma le parole non bastano, non ci bastano più. Chiediamo al Governo un atto concreto: tramuti il Disegno di legge sulla violenza contro gli operatori sanitari, attualmente incardinato in Commissione Igiene e Sanità del Senato, in un Decreto legge, in modo da renderlo immediatamente esecutivo». Lo chiede Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale Ordini dei medici dopo l'aggressione di una dottoressa che è stata ferita al collo a colpi di cacciavite da un uomo che poi è stato bloccato dalla polizia.

«In alternativa» propone ancora all'Esecutivo il numero uno della Fnomceo «inserisca un emendamento sulla materia all'interno della Legge di bilancio, prevedendo la procedibilità d'ufficio per gli aggressori, che scatterebbe in automatico se i medici fossero sempre considerati pubblici ufficiali. La situazione dei nostri medici, dei nostri infermieri, dei nostri operatori» incalza Anelli «è grave è urgente: una vera emergenza di sanità pubblica, che mina alla base il nostro Servizio Sanitario nazionale. Diciamolo forte, diciamolo tutti insieme, cittadini, medici, decisori: Basta con la violenza». Sull'aggressione da registrare anche la reazione del primario di chirurgia generale dell'ospedale crotonese Giuseppe Brisinda che sottolinea come non sia «la prima volta che si verificano aggressioni ai medici. Quello che è accaduto alla collega è un gesto fuori da ogni logica. Conosco la dottoressa ed è una collega esperta. Sono contro la militarizzazione degli ospedali per garantire la sicurezza dei medici e dei pazienti ma occorre fare qualcosa subito. Questo è l'unico ospedale della provincia e chiaramente è il punto di riferimento della popolazione» aggiunge Brisinda. «Ci sono tantissimi accessi e spesso emergenze. Occorrerebbe lavorare su un cambiamento radicale della cultura, iniziando dal rapporto medico-paziente, evitando anche attraverso un maggior dialogo che si arrivi a situazioni come questa».
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