Politica e Sanità

set172021

Aborto, in calo Ivg in Italia. La relazione al Parlamento

In Italia nel 2020 si calcola che siano state 67.638 le interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg), dato provvisorio che segnala un calo del 7,6% rispetto al dato definitivo 2019, anno in cui le Ivg sono state 73.207. È quanto emerge dalla Relazione annuale sull'attuazione della Legge 194/78 trasmessa al Parlamento il 30 luglio. Con il dato 2020 si arriva a registrare un decremento "del 71,2% rispetto al 1982", che è stato l'anno con il valore più elevato di Ivg toccato dal Paese.

Nel report è stato stimato anche il tasso di abortività (numero di Ivg rispetto a 1.000 donne di età 15-49 anni residenti in Italia) e "si conferma il trend in diminuzione: è risultato pari a 5,8 per 1.000 nel 2019 (con una riduzione del 2,7% rispetto al 2018) e pari a 5,5 per 1.000, valore preliminare nel 2020. Il dato italiano rimane tra i valori più bassi a livello internazionale", viene segnalato. Le Ivg erano in diminuzione del 4,1% già nel 2019 rispetto al 2018, sulla scia di un andamento in calo dal 1983 che aveva portato questi interventi sotto quota 100mila. Il ricorso all'IVG nel 2019 è diminuito in tutte le classi di età rispetto al 2018, tranne che tra i 35 e i 39 anni. In particolare, questa diminuzione si è osservata tra le giovanissime, i tassi di abortività più elevati restano nelle donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Tra le minorenni, il tasso di abortività per il 2019 è risultato essere pari a 2,3 per 1.000 donne, valore inferiore a quello del 2018. Come negli anni precedenti, "si conferma il minore ricorso all'aborto tra le giovani in Italia, rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell'Europa Occidentale", si legge nella sintesi delle principali evidenze emerse dalla relazione annuale sulla legge 194. La percentuale di Ivg effettuate da donne con precedente esperienza abortiva continua a diminuire dal 2009 ed è risultata nel 2019 pari al 25,2%. Si conferma che la percentuale di donne che ha effettuato aborti ripetuti è maggiore tra le straniere (34,2%) rispetto alle italiane (21,3%).
Le cittadine straniere continuano ad essere una popolazione a maggior rischio di abortire rispetto alle italiane: per tutte le classi di età le straniere hanno tassi di abortività più elevati delle italiane di 2-3 volte. Ma anche in tale gruppo di popolazione si osserva tuttavia una diminuzione del tasso di abortività (14,0 per 1.000 donne nel 2018, ultimo dato disponibile, 14,1 per 1.000 donne nel 2017). Altro dato è che il 53,5% degli interventi è stato effettuato entro le 8 settimane di gestazione (rispetto al 50,9% del 2018), il 29,6% a 9-10 settimane, l'11,4% a 11-12 settimane e il 5,4% dopo la dodicesima settimana. Il ricorso all'aborto farmacologico varia molto tra le Regioni sia per quanto riguarda il numero di interventi sia per il numero di strutture che lo offrono. Il confronto nel tempo evidenzia un incremento continuo dell'uso del mifepristone e prostaglandine e l'utilizzo esteso ormai in tutte le Regioni.

Sono in diminuzione i tempi di attesa, pur persistendo variabilità fra le Regioni, e si registra un aumento delle interruzioni entro le prime 8 settimane di gestazione, probabilmente, almeno in parte, dovuto all'aumento dell'utilizzo della tecnica farmacologica, che viene usata in epoca gestazionale precoce. "L'Italia, ha evidenziato il ministro della Salute Roberto Speranza in un passaggio della relazione da lui firmato - ha un tasso di abortività fra i più bassi tra quelli dei Paesi occidentali". Quanto alle donne straniere che rimangono la popolazione a maggior rischio di ricorso all'Ivg "è importante offrire loro un counselling sulla procreazione responsabile per promuovere una contraccezione informata ed efficace". Il ministro analizza i dati e spiega che si può ipotizzare che "l'aumento dell'uso della contraccezione d'emergenza", con la pillola del giorno dopo e quella dei 5 giorni dopo, "abbia inciso positivamente sulla riduzione del numero di Ivg. Per tali farmaci è indispensabile una corretta informazione per evitarne un uso inappropriato". Una considerazione anche sulla necessità di superare la "variabilità regionale" nella tipologia di intervento e nella durata della degenza, approfondendo e confrontandosi per capirne le motivazioni, "e uniformare i protocolli terapeutici". Un ultimo accenno viene riservato alle Regioni che "devono assicurare che l'organizzazione dei servizi e le figure professionali garantiscano alle donne la possibilità di accedere all'interruzione volontaria di gravidanza, minimizzando l'impatto dell'obiezione di coscienza nell'esercizio" di un loro diritto.
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