Politica e Sanità

lug42018

Liste di attesa, Gimbe: rendicontazione disattesa. Dati trasparenti solo per cinque regioni

Tempi d'attesa in chiaro? Il ministro della Salute Giulia Grillo il 14 giugno ha dato tempo 15 giorni alle regioni per avere i dati. Cos'è pervenuto non lo sappiamo ancora. Ma la Fondazione Gimbe ha realizzato un'indagine - "Governance delle liste d'attesa: analisi recepimenti regionali del PNGLA"- e li rende noti. La ricerca, avviata a inizio anno con la borsa di studio Gioacchino Cartabellotta, rivela che la rendicontazione è in larga parte disattesa: quattro regioni e una provincia autonoma hanno i dati e li rendono pubblici. Sono adempienti l'Emilia Romagna e il "bistrattato" Lazio, la "lontana" Bolzano, l'outsider Basilicata, la piccola Valle d'Aosta. All'altro capo della classifica, tre Regioni non rendono disponibile alcun dato. E dire che una -la Toscana -è in vetta per gli adempimenti sui livelli essenziali di assistenza! Le altre sono Campania e Molise.

In attesa di un feed-back del Ministero della Salute, Gimbe premette che -a parte la rilevazione Agenas 2010- non è disponibile alcun monitoraggio nazionale aggiornato sui recepimenti regionali del Piano nazionale di governo delle liste d'attesa che per il triennio 210-12 aveva definito 58 prestazioni tra visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici per cui ASL ed ospedali devono garantire i tempi massimi di attesa. Ci sono solo dati di indagini a campione di CREA Sanità, Censis, Cittadinanzattiva, Eurispes. II Presidente Gimbe Nino Cartabellotta, ha deciso di divulgare i dati dell'indagine-"instant", visto «l'interesse del nuovo esecutivo per la spinosa questione».

Regioni e Province autonome rendono tutte disponibili sia le delibere di recepimento del Piano di governo liste attesa 2010-2012 sia i Piani Regionali, variamente aggiornati tra 2010 e 2018. Ma sulla rendicontazione pubblica dei tempi di attesa, prevista per legge, Campania, Molise e Toscana non rendono disponibile alcun report; Calabria, Lombardia e Umbria rimandano ai singoli siti web delle aziende sanitarie, senza aggregare dati a livello regionale. Solo 5 Regioni offrono sistemi avanzati di rendicontazione pubblica. L'Emilia-Romagna, in un portale ad hoc, permette di conoscere per 50 prestazioni il numero e la percentuale di prenotazioni erogate dalle aziende sanitarie entro i tempi massimi previsti. I report sono settimanali e disponibili dal gennaio 2016. Il portale della Regione Lazio offre per 44 prestazioni le stesse modalità di rendicontazione, ma non confronta le performance per singola prestazione tra differenti aziende sanitarie.

I dati sono elaborati a cadenza settimanale dal 21 maggio 2018, ma non è disponibile alcun archivio storico. Passando dai milioni alle centinaia di migliaia di residenti, la Basilicata, da un portale ad hoc, permette di conoscere i tempi di attesa per le prestazioni erogate da ciascuna azienda e di consultare l'archivio storico 2014-2018 dei tempi medi di attesa per tutte le prestazioni in tutte le strutture ma non mette a confronto le attese per singola prestazione tra differenti strutture. Bolzano e Val d'Aosta inquadrano più prestazioni, la prima riporta per le 58 "nazionali" i tempi di attesa riferiti ad un preciso giorno del mese precedente, la seconda riporta i tempi per oltre 100prestazioni del mese prima. Infine, nove regioni e il Trentino rendono disponibile l'archivio storico sui tempi di attesa con range temporali e frequenza di aggiornamenti variabile: Piemonte dal 2009-17, Trento 2013-17, Abruzzo 2013 -14, Friuli-VG 2009-14, Liguria 2017 -marzo 2018, Marche da settembre 2014 a maggio 2018, Puglia da aprile 2012 a ottobre 2017, Sardegna da ottobre 2014 ad aprile 2018, Sicilia solo ottobre 2013, Veneto da gennaio 2017 ad aprile 2018.

«Per contrastare l'inaccettabile livello di mancata trasparenza - conclude Cartabellotta - la Fondazione Gimbe auspica che il nuovo PNGLA definisca criteri univoci per rendicontare pubblicamente i tempi di attesa, consentendo ai cittadini di partecipare attivamente al miglioramento dei servizi sanitari». Gimbe auspica e una base univoca di dati, «anche ai fini di un inserimento dell'indicatore (tempi d'attesa) nel monitoraggio dei livelli di assistenza».


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