Politica e Sanità

apr192017

Certificati Inail non pagati, medici ospedalieri Cimo chiedono chiarimenti

I medici ospedalieri si interrogano: le certificazioni di infortunio redatte nei pronti soccorso e spedite telematicamente all'Inail non vengono pagate, in alcune regioni da anni e in altre da mesi. Il coordinatore nazionale Emergenza Urgenza del sindacato Cimo, Giorgio Ferrara ha scritto al professor Massimo De Felice, presidente Inail chiedendo che l'Istituto corrisponda le somme presenti e arretrate, "riservandosi in difetto la tutela degli associati nelle competenti sedi giurisdizionali". «L'Inail non ha comunicato ufficialmente la sospensione dei pagamenti né il perché. In Calabria sono fermi da circa sei anni; i sindacati si erano peraltro accorti che le cifre venivano corrisposte dall'Inail alle aziende sanitarie ma queste ultime non giravano l'onorario al medico. Abbiamo sbloccato la situazione con un ricorso; dal 2011 però i soldi non arrivano più. In altre regioni, tipo il Veneto, i soldi non arrivano più da circa un anno», dice Ferrara. Quando un paziente infortunato si presenta al pronto soccorso il medico dirigente redige un certificato prognostico che riporta la durata dell'invalidità al lavoro, le circostanze dell'infortunio, le informazioni statistiche anche ai fini dell'istruttoria medico legale Inail e lo spedisce all'istituto. A regolare il rapporto tra medico di PS ed Inail è stata tra il 2007 e il 2009 una convenzione tra istituto e tutti i sindacati medici, inclusi quelli della medicina generale, che ha previsto un compenso di euro 27,50 a certificato più 5 per l'invio telematico. La convenzione è scaduta nel 2009, da allora i medici redigono il certificato in libera professione sia sul territorio sia in ospedale. Il contratto degli ospedalieri poi prevede specificamente i termini di pagamento. «All'articolo 58 - spiega Ferrara -si specifica che l'Asl o l'ospedale trattiene il 5% e gira il 95% della somma al medico. Questo non sta avvenendo più, il ritardo ormai pesa su tutti i colleghi d'Italia. Dobbiamo verificare se dipende da Inail che non eroga più i compensi o se Inail le cifre le versa ma, come avvenuto a suo tempo in Calabria, le aziende le trattengano». In realtà dalla scadenza della convenzione ad oggi qualcosa di nuovo è intervenuto: nel 2015 è stata approvata la legge 151 che impone l'invio telematico del certificato. E, dovendo rispettare uno standard con l'Inail, questa dovrebbe pagare il certificato.

Ma come? In regime di convenzione scaduta, o alla tariffa libero professionale? Non è tutto. Ammette Ferrara: «La stragrande maggioranza degli ospedali in questi anni si è adeguata all'invio online, qualche caso sporadico è in ritardo», quindi non rispetta l'obbligo di legge. E' possibile che Inail aspetti chiarimenti dai ministeri su come comportarsi di fronte a tali problematiche? Ferrara osserva che a farne le spese alla fine sono i medici più ligi. «La legge 151, tra l'altro, ribadisce l'obbligo di certificare ed inviare il certificato telematico contestualmente, e indica le figure mediche tenute a redigere i certificati, ma non contiene alcun riferimento alla "gratuità" di questi ultimi. I ritardi sono gravi anche considerando che da contratto dovremmo ricevere le somme attese nel mese successivo al giorno di redazione e invio del certificato. Adesso a Inail chiediamo una risposta».


Mauro Miserendino
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