giu192012
La fecondazione eterologa non dovrebbe essere vietata in toto nel nostro Paese. Così Nicola Surico, presidente della Sigo (Società Italiana di Ginecologia e Ostetrica), si pone nei confronti della recente sentenza della Corte Costituzionale che non ha bocciato la legge 40 nel punto in cui vieta questa pratica, limitandosi a rimandare gli atti ai tre tribunali (Firenze, Catania e Milano) a cui si erano rivolte alcune coppie sterili che avevano sollevato la questione di costituzionalità. Dopo aver sottolineato come il turismo procreativo sia un fenomeno in costante crescita, Surico ha messo in guardia sui rischi che i trattamenti eterologhi eseguiti dalle coppie all'estero possono comportate: «Nei Paesi riceventi, non è disponibile alcuna informazione né sulle caratteristiche genetiche e sugli accertamenti effettuati sul donatore o sulla donatrice, né sul tipo di trattamento eseguito o sul suo esito» ha chiarito. E ha aggiunto: «Il costante aumento dei cosiddetti viaggi della speranza determina un numero preoccupante di abusi e di seri rischi sanitari per le future madri e i nascituri. Sono soprattutto le coppie a basso reddito quelle che si recano all’estero, nei Paesi in cui non esiste una regolamentazione specifica e, dove, quindi non c’è controllo, esponendosi a seri rischi e a possibili eventi avversi le cui conseguenze ricadono non solo sulle coppie, ma anche sul nostro Servizio sanitario nazionale, che sarà chiamato in causa per garantire le cure mediche». L'Italia si conferma fanalino di coda in un'Europa che già da tempo ha regolamentato, e concesso, la fecondazione eterologa. Per fare qualche esempio, in Spagna, Grecia, nei Paesi scandinavi e in Belgio il procedimento è consentito sia alle coppie sposate o conviventi eterosessuali, sia alle donne single. In molti di questi Paesi la donazione è consentita solamente in maniera non anonima per garantire l'accesso delle famiglie a informazioni che possono coinvolgere direttamente la salute del bambino.