Pianeta Farmaco

mar172017

Studio Fourier, Evolocumab oltre al C-Ldl riduce il rischio di eventi cardiovascolari maggiori

Inizia con la comunicazione di dati rilevanti sulla riduzione del colesterolo-Ldl (C-Ldl) la 66ma edizione dell'American college of cardiology (Acc), che si apre oggi a Washington D.C. (Usa). Sono stati infatti comunicati - e pubblicati contestualmente sul "New England Journal of Medicine" - i risultati dello studio di fase III "Fourier" (Further cardiovascular outcomes research with PCSK9 inhibition in subjects with elevated risk), condotto con evolocumab (inibitore della Pcsk9) su 27.564 pazienti già in trattamento con terapia statinica ottimizzata e con pregresso infarto, ictus o arteriopatia periferica sintomatica. lo studio, in doppio cieco verso placebo, è stato disegnato per valutare se il farmaco, in confronto a placebo, riducesse gli eventi cardiovascolari (Cv).

Con Fourier è stato stabilito, per la prima volta, che ridurre al massimo i livelli di C-Ldl, oltre quanto già raggiungibile con la migliore terapia attualmente disponibile, conduce a un'ulteriore riduzione di eventi Cv maggiori, compresi infarto, ictus e rivascolarizzazione coronarica. Lo studio - dimensionato su eventi Cv maggiori robusti, ovvero sull'endpoint composito costituito da primo infarto, ictus e morte Cv (endpoint secondario principale) - dimostra che l'aggiunta di evolocumab alla terapia statinica ottimizzata riduce del 20% tali eventi: una riduzione statisticamente significativa. Il beneficio, iniziato già a 6 mesi di trattamento, ha continuato ad accumularsi lungo i 2,2 anni dello studio. Infatti l'ampiezza della riduzione del rischio sull'endpoint composito secondario è aumentata nel tempo, passando dal 16% del primo anno al 25% nel periodo successivo. Lo studio, inoltre, ha evidenziato una riduzione statisticamente significativa del 15% (p<0,001) anche relativa all'endpoint primario composito, che includeva ospedalizzazione per angina instabile, rivascolarizzazione coronarica, infarto, ictus o morte cardiovascolare. In dettaglio, i pazienti in trattamento con evolocumab hanno ottenuto una riduzione nominale del rischio di infarto del 27% (p<0,001), di ictus del 21% (p=0,01) e di rivascolarizzazione coronarica del 22% (p<0,001). Coerentemente con altri studi clinici con terapie altamente ipolipemizzanti, non si sono osservati effetti sulla mortalità Cv. Similmente non sono stati riportati effetti sulle ospedalizzazioni per angina instabile. In un'analisi esplorativa, la riduzione del rischio relativo di infarti fatali e non fatali o di ictus è stata del 19% nel primo anno (p=0,003) e del 33% nel periodo successivo (p<0,00001).
 
«Per la prima volta siamo riusciti a dimostrare, in uno studio dedicato agli outcome, che la riduzione del C-Ldl, attraverso l'inibizione del Pcsk9, risulta in un beneficio cardiovascolare clinicamente significativo» afferma il primo autore dello studio, Marc S. Sabatine, docente di Medicina cardiovascolare al Brigham and Women's Hospital e professore di Medicina all'Harvard Medical School di Boston. «Questi benefici sono stati possibili portando il C-Ldl fino a una mediana di 30 mg/dL, molto al di sotto degli attuali target, e quanto più i pazienti rimanevano in trattamento tanto maggiore era la riduzione del rischio. Tali risultati supportano la necessità di una riduzione di C-Ldl molto consistente e a lungo termine in pazienti con malattia Cv». In particolare, aggiunto alla terapia statinica ottimizzata, evolocumab ha ridotto il C-Ldl da una mediana di 92 a 30 mg/dL, con una riduzione del 59% alla settimana 48 che è stata mantenuta per tutta la durata dello studio. Non sono stati infine identificati nuovi segnali di sicurezza. In particolare, non sono state evidenziate differenze degne di nota tra gruppi di trattamento nella frequenza totale degli eventi avversi, degli eventi avversi seri o degli eventi avversi che hanno portato alla sospensione del farmaco in studio.

N Engl J Med, 2017 Mar 17. [Epub ahead of print]


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