Pianeta Farmaco

mar82018

Scompenso cardiaco, Boehringer e Lilly ampliano studi clinici su terapia

Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly and Company hanno annunciato l'estensione del loro programma di studi clinici su empagliflozin nello scompenso cardiaco cronico. Partiranno, infatti, gli studi "Emperial" che valuteranno l'effetto di empagliflozin sulla capacità di svolgere attività fisica e sui sintomi dello scompenso cardiaco. Si tratta di due studi di Fase III, che valuteranno l'effetto di 12 settimane di terapia con empagliflozin sulla capacità di svolgere attività fisica quotidiana, in soggetti con scompenso cardiaco, con o senza diabete di tipo 2. Gli studi 'Emperial', informa una nota, seguono quelli 'Emperor', avviati a marzo 2017. Mentre questi ultimi riguardano gli esiti di morbilità e mortalità, sul lungo termine, in soggetti con scompenso cardiaco, gli studi funzionali 'Emperial' indagheranno i possibili effetti benefici sulla capacità di svolgimento di attività fisica e sui sintomi dello scompenso cardiaco. Questi studi sono basati sui risultati relativi agli esiti di scompenso cardiaco con empagliflozin nello studio registrativo Empa-Reg Outcome.

«I sintomi dello scompenso cardiaco possono ripercuotersi significativamente sulla qualità di vita di chi ne è affetto. Oltre tre quarti dei pazienti, hanno, infatti, difficoltà a svolgere attività di routine», spiega Jeff Emmick, presidente Sviluppo di prodotto Lilly diabetologia. «Al momento - aggiunge - le opzioni terapeutiche in grado di migliorare la vita quotidiana di chi convive con lo scompenso cardiaco cronico sono limitate. Siamo ansiosi di vedere se empagliflozin possa contribuire ad affrontare questo bisogno insoddisfatto». Lo scompenso cardiaco nel mondo colpisce 26 milioni di persone, con circa il 50% dei pazienti che non sopravvive a 5 anni. È, inoltre, la principale causa di ricovero in ospedale negli Stati Uniti e in Europa. «È stato incoraggiante riscontrare nei risultati dello studio Empa-Reg Outcome una significativa riduzione del rischio di ricovero per scompenso cardiaco con empagliflozin in soggetti con diabete di tipo 2 e malattia cardiovascolare confermata», riferisce Martina Brückmann, responsabile mondiale Sviluppo clinico, area terapeutica cardiometabolica di Boehringer Ingelheim.
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