Pianeta Farmaco

dic212018

Psoriasi a placche, confronto di efficacia e sicurezza tra inibitori dell'interleuchina

Il periodo invernale è il peggiore per chi soffre di psoriasi: lo stress da lavoro ma anche gli eccessi alimentari tipici del periodo natalizio sono tutti elementi che attivano i processi infiammatori in circolo nel corpo, causando quindi un peggioramento della sintomatologia e rendendo più aggressiva la psoriasi. «Nel periodo invernale infatti, gli studi dei dermatologi sono molto più affollati che non nel periodo primaverile ed estivo in cui, chi soffre di psoriasi beneficia anche degli effetti positivi dei raggi solari» afferma Antonio Costanzo, responsabile dell'Unità Operativa Dermatologia - Istituto Humanitas di Milano e membro del consiglio direttivo della Sidemast (Società italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie sessualmente trasmesse)». Non è solo una questione di minori ore di luce, ma la maggior parte delle persone in inverno tende a passare meno tempo all'aria aperta e con una maggiore copertura, il che si traduce in una minore esposizione alla luce solare che per la maggior parte degli psoriasici hanno effetti benefici. «Oggi però abbiamo a disposizione trattamenti innovativi sempre più in grado di garantire altissima efficacia e sicurezza che durano a lungo nel tempo» sottolinea Costanzo. Conferme in questo senso giungono da Vienna, dove al 3° Inflammatory skin disease Summit sono stati presentati i nuovi dati dello studio di fase 3 "Eclipse" di confronto diretto condotto in adulti con psoriasi a placche da moderata a grave. I risultati dimostrano la superiorità di guselkumab - inibitore selettivo dell'Interleuchina (Il)-23 - rispetto a secukinumab - inibitore dell'Il-17 - nel raggiungimento dell'endpoint primario del Pasi 90 (Psoriasis area severity index) dopo 48 settimane di trattamento. In particolare, lo studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, dimostra che l'84,5% dei pazienti trattati con guselkumab ha ottenuto a 48 settimane un miglioramento di almeno il 90% del punteggio al basale, rispetto al 70,0% dei pazienti trattati con secukinumab (p<0,001).

«Siamo arrivati a un livello di efficacia altissimo e mantenuto nel tempo» ribadisce Antonio Costanzo. «Questi dati mostrano come siamo arrivati a un tale avanzamento dell'armamentario terapeutico da avere a disposizione terapie biologiche in grado di mantenere il risultato di pulizia della pelle nel tempo, in questo caso specifico guselkumab ancora più a lungo del secukinumab, e cosa altrettanto importante avendo un profilo di sicurezza molto elevato. In particolare, il profilo di sicurezza dell'Il-23, oggetto di questo studio, non presenta il rischio di insorgenza di micosi o riattivazione di una malattia di Crohn silente. Cosa impensabile fino a pochi decenni fa, abbiamo oggi armi talmente efficaci e sicure da poter essere utilizzate su tutti i pazienti con psoriasi, e se non fosse per il costo, anche su quelli con malattie lieve, e con un profilo di sicurezza paragonabile ai farmaci topici». Quelli esposti a Vienna sono i primi risultati di Eclipse, quarto studio clinico di fase 3 su guselkumab nella psoriasi a placche nell'ambito di un programma di sviluppo clinico che comprende altri tre studi di fase 3, tutt'ora in corso, per l'artrite psoriasica e la malattia di Crohn. Nell'Eclipse i pazienti (n=1.048) sono stati randomizzati a ricevere 100 mg di guselkumab somministrato come iniezione sottocutanea alle settimane 0, 4 e 12, seguito da una dose ogni 8 settimane, oppure 300 mg di secukinumab somministrato con 2 iniezioni sottocutanee da 150 mg alle settimane 0, 1, 2, 3, 4 seguite da una dose ogni 4 settimane.

Oltre a un endpoint primario, lo studio ha incluso sei endpoint secondari principali, con analisi nel breve e nel lungo termine. Guselkumab ha dimostrato la non inferiorità (p<0.001), ma non la superiorità (p=0.062), rispetto a secukinumab nel principale endpoint secondario: l'84,6% dei pazienti trattati con guselkumab ha raggiunto il Pasi 75 in entrambe le settimane 12 e 48 rispetto all'80,2% dei pazienti trattati con secukinumab. Tre dei principali endpoint secondari hanno confrontato l'efficacia dei due farmaci a 48 settimane, valutando il raggiungimento della risposta Pasi 100 e del punteggio Iga (Investigator global assessment) pari a 0 (guarigione) o 0/1 (malattia minima). Alla settimana 48, il 58,2% dei pazienti trattati con guselkumab ha raggiunto il Pasi 100, rispetto al 48,4% dei pazienti trattati con secukinumab il 62,2% dei pazienti trattati con guselkumab ha ottenuto un punteggio Iga di 0 rispetto al 50,4% dei pazienti trattati con secukinumab e l'85,0% dei pazienti trattati con guselkumab ha ottenuto un punteggio Iga 0/1 rispetto al 74,9% dei pazienti trattati con secukinumab. In tutti questi casi è stata dimostrata sia la non inferiorità che la superiorità di guselkumab verso secukinumab (p≤0,001). I rimanenti endpoint secondari principali hanno valutato la non inferiorità di guselkumab rispetto a secukinumab nelle prime 12 settimane di trattamento. La percentuale di pazienti che ha ottenuto una risposta Pasi 75 e una risposta Pasi 90 alla settimana 12 è stata, rispettivamente, dell'89,3% e del 69,1% per guselkumab e del 91,6% e 76,1% per secukinumab (rispettivamente p<0,001 e p=0,127). Nelle prime 44 settimane di trattamento, 27 pazienti (5,1%) randomizzati al braccio di trattamento con guselkumab hanno interrotto il trattamento rispetto ai 48 pazienti (9,3%) randomizzati al braccio secukinumab. Nello studio, i profili di sicurezza delle due terapie si sono dimostrati coerenti con i profili noti dimostrati nei rispettivi studi registrativi e con le attuali informazioni di real life. Questi dati, riprende Costanzo, «ci convincono sempre più dell'efficacia e sicurezza dei nuovi farmaci biologici, in particolare dell'Il-23, e il punto è ora trattare adeguatamente tutti i pazienti che possono trarre beneficio dai queste terapie, specialmente in Italia dove abbiamo ancora molta strada da fare da questo punto di vista: una grossa quota di pazienti con psoriasi, anche severa, ancora non arrivano nemmeno dallo specialista».


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