Pianeta Farmaco

ott252022

Obesità, nuovo farmaco tarda ad arrivare in Italia. Gli endocrinologi Ame fanno il punto

Al Congresso nazionale dell'Associazione Medici Endrocrinologi (AME-ETS) di Roma, gli endocrinologi hanno fatto il punto su semaglutide, un farmaco usato anche per la terapia del diabete, che a specifici dosaggi favorisce la perdita di peso nei pazienti obesi. Gli endocrinologi spiegano: "In Italia il farmaco è stato già approvato dall'AIFA, ma ancora non è in commercio nel nostro paese. Potrebbe essere questione di pochi mesi. Nel frattempo, è necessario che venga redatto il piano nazionale sull'obesità, che il governo dovrebbe varare nel prossimo futuro, che dovrebbe prevedere la rimborsabilità degli accertamenti e le terapie per l'obesità quindi di facile accesso ai pazienti per cui sarebbe indicato".

La comunità scientifica mondiale ha accolto come una svolta il nuovo studio clinico sul farmaco semaglutide per il trattamento dell'obesità. Lo studio, recentemente pubblicato sulla rivista Nature Medicine, conferma che semaglutide determina una riduzione del peso corporeo in media del 15%; scopo dello studio, tuttavia, è stato dimostrare che l'efficacia del trattamento non si perde col tempo; questo aspetto è di fondamentale importanza perché, essendo l'obesità una malattia cronica, ha bisogno di una terapia cronica che duri nel tempo. Anche se il farmaco è stato approvato da circa un anno dall'AIFA, tuttavia, non viene ancora commercializzato in Italia. Tanto è il successo, infatti, inatteso, di questo farmaco negli Stati Uniti, che l'azienda che lo produce ha problemi, per il momento, a produrne abbastanza per il mercato europeo e italiano.

"Nello studio STEP5 i ricercatori hanno confermato l'efficacia di semaglutide nella riduzione del peso corporeo, che è quasi tripla rispetto a quella dei 'vecchi' farmaci per l'obesità, e ha dimostrato in un follow up di 2 anni che la sua efficacia è duratura nel tempo", spiega Marco Chianelli, coordinatore della Commissione Obesità e Metabolismo di AME. "Finché viene assunto - continua - il farmaco mantiene la sua efficacia, non solo nella riduzione del peso corporeo, ma anche nel miglioramento di dislipidemia, ipertensione e glicemia, che aumentano il rischio cardiovascolare. Il grado di dimagramento indotto è tale che per la prima volta siamo in grado di migliorare anche altre complicanze dell'obesità, come, per esempio, l'apnea notturna del sonno e la steatosi epatica non alcolica".

L'obesità riguarda 6 milioni di italiani. Agostino Paoletta, Segretario Nazionale AME sottolinea "L'obesità è determinata da alterazioni metaboliche geneticamente determinate che comportano una riduzione della spesa energetica, un aumento dell'appetito e una riduzione del senso di sazietà solo parzialmente controllabili dalla volontà. Per questo - aggiunge - la Commissione Europea ha riconosciuto nel 2021 l'obesità come malattia cronica".
La Camera dei Deputati del Parlamento ha riconosciuto l'obesità come malattia cronica il 13 novembre 2019 e ora è al lavoro per definire un piano nazionale sull'obesità che dovrebbe garantire la rimborsabilità delle cure, perlomeno per i casi di obesità grave. "Si tratta di un passaggio necessario anche affinché semaglutide, così come gli altri farmaci vecchi e nuovi, diventino rimborsabili per i pazienti che ne hanno bisogno", aggiunge Paoletta.
Per l'AME la rimborsabilità dei nuovi farmaci è quanto mai necessaria. L'equità nella cura e nell'assistenza del paziente obeso è anche uno degli obiettivi delle linee guida nazionali sull'obesità a cui sta lavorando l'AME e che saranno pronte a breve. Tutti i farmaci dell'obesità sono molto costosi ed è difficile aspettarsi che tutti i pazienti obesi possano permetterselo. "La rimborsabilità garantirebbe un accesso equo a tutti coloro che ne hanno bisogno" conclude Chianelli.
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