Pianeta Farmaco

lug112018

In Europa sempre più diffuse le smart drug, Mancardi (Sin): attenzione al fai da te

Sono amfetamine e amfetaminosimili ma, dato l'utilizzo che se ne fa sempre più spesso, vengono anche dettesmart drugs, ossia farmaci che vengono assunti nella speranza di migliorare le prestazioni cognitive, come l'apprendimento e la memoria, e riuscire in tal modo a portare a termine compiti impegnativi come la preparazione di esami o certi impegni di lavoro. Secondo una ricerca recente, il loro uso è in generale aumento in tutto il mondo, ma particolarmente nei Paesi europei. Lo studio è stato prima pubblicato sull'InternationalJournal of Drug Policy e poi ripreso da Nature online: riporta un utilizzo particolarmente elevato negli Stati Uniti, dove quasi il 30% degli intervistati ha affermato di aver ricorso a farmaci per migliorare le prestazioni e non per motivi di salute nei dodici mesi precedenti, ma è in Europa che si assiste a un vero e proprio boom, passando ad esempio dal 3% di utilizzo al 16% in Francia e dal 5% al 23% in Gran Bretagna, nel giro di soli due anni, dal 2015 al 2017.

Non risultano disponibili i dati relativi all'Italia, ma Gianluigi Mancardi, presidente della Società italiana di neurologia (Sin), conferma la pericolosità oltre, spesso, alla scarsa utilità, di questi farmaci: «Anziché aumentare il rendimento, potrebbero talvolta diminuirlo, aumentando l'ansia, la difficoltà di concentrazione o di trattenere i ricordi; insomma, non credo che questo tipo di pratiche, alla fine, produca un migliore rendimento in attività intellettuali e poi naturalmente, c'è il rischio di assuefazione a sostanze che possono comunque danneggiare il sistema nervoso».

Alcune persone si rivolgono invece ad ansiolitici, sempre per migliorare le prestazioni di lavoro o di studio, «ma è bene ricordare che un minimo di ansia e preoccupazione possono essere utili per aumentare la concentrazione e il rendimento: ricorrere ad aiuti farmacologici - sostiene Mancardi - è sempre sconsigliabile».

Un altro elemento preoccupante è la modalità con cui gli utilizzatori si procurano questi farmaci: il 48% di loro ha dichiarato di averli avuti attraverso gli amici, il 10% di averli acquistati da un rivenditore o su internet; il 6% di averli ottenuti da un familiare e solo il 4% da regolare prescrizione medica.

«In generale - ribadisce Mancardi - se non c'è una prescrizione medica, dosaggi e modalità di assunzione sono lasciati a un pericoloso fai-da-te; inoltre, l'acquisto su Internet comporta pericoli notevoli e in realtà non si sa neppure quali sostanze si finisce per assumere».


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