Pianeta Farmaco

set82021

I medici che ragionano "di pancia" sono più portati a prescrivere farmaci fuori dalle indicazioni scientifiche. Lo studio

I medici che nella prima fase dell'emergenza Covid hanno "ragionato di pancia", hanno prescritto con più frequenza farmaci non ancora autorizzati o al di fuori delle raccomandazioni ufficiali, un comportamento che si correla alla propensione a prendere rischi anche per conto di terzi. È quanto emerso da uno studio condotto dal laboratorio CFNNS (Cognitive and forensic neuropsychology - Neuroscience and Society) del Dipartimento di Scienze del sistema nervoso e del Comportamento presso l'Università di Pavia, appena pubblicato sulla rivista Plos One.

"Le decisioni terapeutiche sono un processo cognitivo complesso, che comprende elementi razionali, come la conoscenza delle proprietà dei farmaci e delle linee guida, ma anche elementi emotivi. Studi precedenti dimostrano come aver curato persone con la stessa malattia oppure aver sbagliato una prescrizione influenzi la scelta anche in tempi normali, quando le incertezze sono poche" spiega Gabriella Bottini, che ha diretto lo studio. "Per noi era importante capire se l'interocezione - ovvero la capacità di ascoltare e decodificare i segnali inviati dal proprio corpo - è di aiuto oppure no nel prendere decisioni terapeutiche. La letteratura scientifica in merito è scarsa e non consistente e sembrava dire che chi ha una buona capacità interocettiva prende decisioni meno rischiose. I nostri dati sembrano dimostrare il contrario". Per studiare questo fenomeno, il gruppo di ricerca ha utilizzato un questionario online composto da 15 domande sulle scelte etiche relative alle prescrizioni farmacologiche nelle tre situazioni di normalità, emergenza e Covid-19. Ai partecipanti è stata anche somministrata la versione italiana del test MAIA (Multidimensional Assessment of Interoceptive Awareness), consistente di 32 item che verificano la percezione soggettiva dei segnali corporei interni. Tutti i partecipanti hanno risposto a domande sulla loro attività di medici, in particolare se avevano curato pazienti con Covid, se si erano ammalati essi stessi o se avevano avuto decessi tra amici e familiari. Ha completato l'indagine una scala (la State-Trait Anxiety Inventory X- SATI X) per misurare il livello di ansia e la predisposizione alla stessa.
"Per analizzare i risultati abbiamo creato un indice di legittimità della prescrizione fuori dalle indicazioni ufficiali, che combinava la differenza data nelle risposte tra gli scenari prospettati in condizioni normali e quelli in condizioni di pandemia da Covid-19" spiega Gerardo Salvato, ricercatore del CFNNS e primo autore dello studio. "Questo indice, tanto più elevato quanto più il medico si sentiva in diritto di prescrivere farmaci senza supporto scientifico, è stato correlato con i risultati del MAIA e, in particolare, con una sottoscala del MAIA, la MAIA Trusting, che misura quanto ci fidiamo delle nostre sensazioni corporee, ovvero delle sensazioni 'di pancia'".

I risultati dimostrano che i medici si affidano a queste sensazioni per prendere decisioni e che, coloro che sanno ascoltare molto bene le proprie sensazioni corporee prendono decisioni meno legate alle regole e, di conseguenza, tendono a correre (e a far correre ai propri pazienti) rischi più grandi in condizioni di incertezza. "Il dato interessante è che il nostro esperimento non mostra una relazione tra tendenza a correre il rischio della prescrizione off-label e livello di ansia: i medici che scelgono di agire fuori dalle regole non lo fanno perché sono ansiosi o stressati, ma per una attitudine personologica" conclude Salvato.

Findings from the COVID-19 outbreak. Published: August 26, 2021
https://doi.org/10.1371/journal.pone.0256806  
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