Politica e Sanità

lug212022

Droga, in 10 anni dimezzate diagnosi Hiv tra utilizzatori sostanze iniettive. Il report Iss

Nel 2020 le nuove diagnosi di Hiv negli utilizzatori di droghe per via iniettiva (Idu, Injecting Drugs Users) sono state 44, su un totale di 1.303 diagnosi notificate al sistema di sorveglianza Hiv nazionale dell'Istituto superiore di sanità. La proporzione di nuove diagnosi negli Idu si è dunque dimezzata negli ultimi 10 anni, passando dal 6,6% del 2010 al 3,4% del 2020. È uno dei dati pubblicati nella Relazione al Parlamento 2022 sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, coordinata dal Dipartimento per le Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, in collaborazione con Iss.

Tra le nuove diagnosi Hiv in Idu - riporta l'Istituto in una nota - nel periodo 2010-2020 la proporzione di maschi è oscillata intorno all'80-85%, mentre la proporzione di stranieri tra il 17 e il 19%. Nel 2020 i maschi erano l'81,8%, gli stranieri il 18,2%. L'età mediana nel periodo in studio è stata di circa 40 anni. Nel 2020, la quota di diagnosi tardive negli Idu è stata molto più bassa (54,8%) rispetto a quella di tutte le nuove diagnosi Hiv (60%). Nel 2020, il 31,8% delle persone Idu con nuova diagnosi Hiv ha eseguito il test su proposta dei Servizi per le dipendenze e delle Comunità terapeutiche/Istituti penitenziari, mentre il 25% per sospetta patologia o presenza di sintomi Hiv-correlati.

Quanto ai casi di malattia conclamata, nel 2020 sono state segnalate al Sistema di sorveglianza Aids 352 nuove diagnosi, 27 delle quali riferite a Idu, pari al 7,7% del totale, mentre nel periodo 1987-1990 la percentuale è stata 10 volte superiore. Dal 2011 al 2018 si osserva una diminuzione della percentuale dei maschi tra i casi di Aids in Idu, con un lieve aumento nell'ultimo anno; l'andamento della percentuale dei casi stranieri risulta invece crescente fino al 2014, seguito da ampie oscillazioni. La quota di Idu che ha ricevuto una diagnosi tardiva di Aids (36%) risulta ampiamente inferiore a quella rilevata nel totale dei casi di patologia (70%).

La Relazione affronta anche più in generale il capitolo Ist, Infezioni sessualmente trasmesse, in persone Idu secondo i dati del Sistema di sorveglianza sentinella delle Ist basato su centri clinici. Tra il 1991 e il 2020 il Sistema di sorveglianza ha segnalato un totale di 2.929 nuovi casi Ist in consumatori di sostanze per via iniettiva (Idu), pari al 3% di tutte le Ist segnalati. Dal 1991-1995 al 2006-2010 è stata registrata una riduzione dei casi di Ist in Idu di circa 6 volte, però successivamente, nel periodo 2011-2020, è stato osservato un aumento. Quanto al 2020, al Sistema di sorveglianza sono stati notificati 59 nuovi casi di Ist in Idu, pari al 2% del totale casi segnalati nell'anno, contro il 3,9% del 2019.
Dei 59 casi di Ist in Idu segnalati nel 2020, il 93,2% è stato diagnosticato in maschi, il 60% ha riferito di aver avuto 6 o più partner sessuali nei 6 mesi precedenti la diagnosi di Ist e l'80% di avere avuto una Ist in precedenza. Nel 2020 i condilomi ano-genitali, le uretriti gonococciche, la sifilide latente e le uretriti da Chlamydia trachomatis sono state le patologie maggiormente diagnosticate tra gli Idu.

Dal 1991-1995 al 2016-2020 - conclude l'Iss - è diminuita la prevalenza di Hiv tra gli Idu con Ist: nello specifico, nel 2020 è risultata pari al 53,3% e significativamente più elevata tra i soggetti con precedenti Ist.
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