Diabetologia

apr92015

Per prevenire il diabete non basta l'attività fisica, va ridotta la sedentarietà

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Più è lungo è il tempo speso in comportamenti sedentari maggiore è il rischio di diabete, secondo un'analisi del Diabetes prevention program (Dpp), studio multicentrico pubblicato nel 2002 sul New England journal of medicine. Il Dpp si proponeva di verificare se un calo di peso ottenuto con modificazioni dello stile di vita o con la terapia a base di metformina, potesse prevenire o ritardare la comparsa di diabete di tipo 2 nei partecipanti allo studio, tutti sovrappeso e prediabetici, ossia con glicemie più alte del normale ma non ancora francamente patologiche. Il nuovo studio pubblicato su Diabetologia, prima autrice Bonny Rockette-Wagner del Dipartimento di epidemiologia all'Università di Pittsburgh in Pennsylvania, descrive i risultati ottenuti randomizzando 3.232 adulti in sovrappeso a un intervento sullo stile di vita, all'assunzione quotidiana di metformina oppure a un trattamento con placebo. «L'intervento sullo stile di vita prevedeva strategie comportamentali come l'automonitoraggio glicemico e almeno 150 minuti di attività fisica moderata la settimana» spiega la ricercatrice, ricordando che i partecipanti venivano incoraggiati a limitare i comportamenti sedentari. E dopo tre anni di follow-up, il tempo medio giornaliero speso a guardare la Tv risultava significativamente ridotto nei soggetti avviati alle modifiche dello stile di vita rispetto ai gruppi metformina e placebo: 22 contro 3 e 8 minuti, rispettivamente. «Ma la scoperta interessante è che in tutti i gruppi, fatti i necessari aggiustamenti per l'attività fisica e altri fattori confondenti, ogni ora al giorno trascorsa a guardare la Tv si associa a un aumento del 3,4% delle probabilità di sviluppare diabete» aggiunge l'autrice, precisando che la sedentarietà è stata valutata con questionari somministrati da intervistatori che comprendevano indicazioni sul tempo impiegato in attività a basso dispendio energetico. Nell'arco del follow-up, durato in media 3,2 anni, è emersa una riduzione media del tempo sedentario nel gruppo stile di vita rispetto ai trattati con metformina o placebo. «Combinando i dati di tutti i partecipanti, abbiamo notato un'associazione diretta del rischio di diabete con il tempo trascorso alla televisione, evidente anche dopo aggiustamento per età, sesso, braccio di trattamento e grado di attività fisica nel tempo libero, e attenuato dal peso in funzione del tempo» sottolinea Rockette-Wagner, aggiungendo che nel Dpp l'intervento sullo stile di vita è risultato efficace nel ridurre il tempo sedentario, e che in tutti i bracci di trattamento gli individui meno sedentari avevano un minor rischio di diabete. «Oltre ad aumentare l'esercizio fisico, i futuri programmi di intervento sullo stile di vita dovrebbero sottolineare la necessità di ridurre le attività a scarso dispendio energetico: guardare la Tv, usare il computer o stare seduti mentre ci si sposta o si va al lavoro. Tali comportamenti sedentari, infatti, sono potenziali fattori di rischio per il diabete e la sindrome metabolica, indipendentemente dall'attività fisica svolta» concludono gli autori.

Diabetologia 2015. doi 10.1007/s00125-015-3565-0


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