Cardiologia

feb202012

Pci: rischio di infarto periprocedurale predicibile

La rilevazione di un fibroateroma con capsula sottile prima dell'esecuzione di un intervento coronarico percutaneo (Pci) con stent a eluizione di farmaco è associata a un maggiore rischio di infarto miocardico periprocedurale, nota complicanza in pazienti sia stabili che instabili, con outcome negativi a breve e lungo termine. Lo rivela uno studio, condotto da Italo Porto dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e colleghi, mediante tomografia a coerenza ottica nel dominio della frequenza (Fd-Oct), procedura tramite la quale sono state valutate le caratteristiche delle placche coronariche prima e dopo Pci e i loro effetti in relazione all'infarto periprocedurale. La Fd-Oct è stata eseguita in 50 pazienti con infarto Nstemi o angina instabile e un infarto periprocedurale è stato diagnosticato in 21 casi. I restanti 29 pazienti sono stati utilizzati come braccio controllo. In base all'esame Fd-Oct prima del Pci, un fibroateroma con cappuccio sottile è risultato presente nel 76,4% dei pazienti con infarto e nel 41,4% dei controlli. In modo simile, l'Fd-Oct post-Pci ha rivelato che una trombosi dello stent o una dissezione intrastent erano evidenti nel 61,9% degli infartuati contro, rispettivamente, il 20,7% e il 31% dei controlli. Il riconoscimento della trombosi dello stent e della dissezione intrastent come fattori predittivi di infarto periprocedurale, secondo gli autori, costituisce forse la parte più rilevante dello studio; tali elementi, però, non sono visibili prima della Pci ma solo dopo la sua esecuzione. In ogni caso, l'analisi multivariata ha dimostrato che i pazienti con fibroateroma a capsula sottile avviati a Pci hanno una probabilità fino a 40 volte superiore di andare incontro a infarto periprocedurale rispetto a soggetti con normale ateroma.

Circ Cardiovasc Interv, 2012 Jan 31. [Epub ahead of print]


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