Ortopedia

apr282022

Lesioni osteocondrali di astragalo, che fare? Un riassunto degli strumenti e delle tecniche disponibili

Per le lesioni osteocondrali di astragalo la tecnica maggiormente descritta è quella delle microperforazioni, una tecnica per cui sono stati dimostrati risultati soddisfacenti per lesioni di piccole dimensioni ma che invece ha dimostrato dei limiti in caso di lesioni con un'area maggiore di 150 mm2. Per lesioni osteocondrali di astragalo di grandi dimensioni più tecniche sono state proposte, sia procedure two steps (ACI, MACI) che one step. La tecnica AMIC - Autologous Matrix Induced Chondrogenesis - è stata per la prima volta descritta nel 2005 e prevede microfratture dell'osso subcondrale nell'area della lesione con successivo posizionamento di una membrana di collagene. La membrana è costituita da una matrice di collagene tipo I/III di origine suina che stabilizza e protegge il coagulo di sangue proveniente dalle microfratture. I vantaggi di questa tecnica sono quelli di riuscire a minimizzare il costo ed il disagio di una procedura two-steps e promuovere la differenziazione condrogenica di cellule staminali endogene. In caso di lesioni profonde è possibile eseguire l'innesto di osso spongioso autologo.

Questa tecnica, inoltre, è facile da eseguire e non è associata a morbidità del sito donatore. Numerosi sono gli studi che confermano risultati soddisfacenti per lesioni osteocondrali di astragalo di grandi dimensioni (1). Eseguendo questa tecnica per via completamente artroscopica si evita la possibilità di riscontrare mal-union o non-union conseguenti ad un'osteotomia, si riduce inoltre l'ospedalizzazione ed il periodo di immobilità successivo alla chirurgia (2), migliorando così nel complesso l'outcome clinico post-operatorio. La maggior parte dei pazienti attivi torna infatti all' attività sportiva non agonistica precedente (3).

Gli strumenti diagnostici utilizzati per il planning preoperatorio e per valutare l'evoluzione dei risultati post-operatori sono la TC e la RMN. Tuttavia, l'imaging non ci fornisce complete e chiare informazioni riguardo all' evoluzione della lesione trattata sia in termini qualitativi che relativi all'evoluzione delle dimensioni e della guarigione della lesione stessa (4), per cui molte domande rimangono ancora aperte sul potenziale nel tempo di questa strategia chirurgica. La tecnica AMIC artroscopica per lesioni osteocondrali di grandi dimensioni rappresenta un valido strumento nelle mani di un chirurgo ortopedico con buona esperienza in artroscopia ma sono necessari futuri studi per valutare il corretto ruolo dell'imaging nell'evoluzione delle lesioni e l'effettiva durata nel tempo dei miglioramenti clinici ottenuti, valutazione possibile solo con studi con prolungato follow-up.





Bibliografia

  1. Michael-Alexander Malahias et al. Autologous matrix-induced chondrogenesis for the treatment of osteochondral lesions of the talus: A systematic review. Orthop Rev 2021 Jan 292(4):8872
  2. Baumfeld T, Baumfeld D, Prado M, Nery C. All-arthroscopic AMIC((R)) (AT-AMIC) for the treatment of talar osteochondral defects: a short follow-up case series. Foot (Edinb). 2018;37:23-27.
  3. Wiewiorski M, Werner L, Paul J, Anderson AE, Barg A, Valderrabano V. Sports activity after reconstruction of osteochondral lesions of the talus with autologous spongiosa grafts and autologous matrixinduced chondrogenesis. Am J Sports Med. 2016;44(10):2651-2658.
  4. de Windt TS, Welsch GH, Brittberg M, et al. Is magnetic resonance imaging reliable in predicting clinical outcome after articular cartilage repair of the knee? Am J Sports Med. 2013;41(7):1695-1702.


Valentina Corbo
Unità Specialistica Piede e Caviglia USPeC, IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, Milano, Italia


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