mag252012
Nuove strategie contro S. aureus multiresistente
Lo Staphylococcus aureus dà crescenti problemi terapeutici per fenomeni di multiresistenza antibiotica.. In questi casi le alternative sono limitate e spesso si pone il problema degli alti costi dovuti alle ospedalizzazioni, Perciò è diventata sempre più urgente la necessità di disporre di nuovi trattamenti.
Lo Staphylococcus aureus dà crescenti problemi terapeutici per fenomeni di multiresistenza antibiotica, specificamente alla meticillina (Mrsa, methicillin resistant S. aureus). In questi casi le alternative sono limitate e spesso si pone il problema degli alti costi dovuti alle ospedalizzazioni prolungate. Perciò è diventata sempre più urgente la necessità di disporre di nuovi trattamenti. I fronti su cui si muove la ricerca sono descritti da due scienziati polacchi, Julianna Kurenda, batteriologa dell'Ospedale Provinciale di Koszalin, e Mariusz Grinholc, biotecnologo dell'università di Gdansk.
Composti di origine batterica, vegetale e animale
Un settore su cui si punta è quello dei composti antibatterici naturali, che possono essere di origine batterica, vegetale o animale. Tra i primi vi sono le batteriocine, peptidi antimicrobici in grado di bloccare la crescita di S. aureus, quali le staphylococcine e i lantibiotici: la loro efficacia è alta e si ritiene che saranno utili per curare le infezioni topiche. Molte sono le sostanze vegetali di accertata attività anti-Mrsa (principalmente stilbeni, flavonoidi e isoflavoni della soia), mentre dalla pelle della rana e dello squalo sono stati ricavati polipeptidi molto potenti, sul cui stampo sono state messe a punto molecole sintetiche. Buoni esiti si sono avuti con il chitosano, polimero tratto dall'esoscheletro degli insetti, e la propoli, cera ricca in polifenoli e flavonoidi.
Vecchi farmaci, peptidi cationici, inibitori del biofilm
Farmaci registrati per altre indicazioni hanno spiccata attività contro lo S. aureus. Per esempio la tioridazina, antipsicotico che permette di ridurre considerevolmente la concentrazione minima inibitoria della norfloxacina; ma anche l'Azt, antivirale, e la gemcitabina, sostanza anticancro. I peptidi cationici, molecole antibatteriche cariche positivamente prodotte da varie cellule del corpo, inserendosi nelle membrane cellulari, facilitano la formazione di pori e l'interazione con gli antibiotici. Il contrasto alla formazione del biofilm, motivo di difficile eradicazione dei batteri, si concentra sulla distruzione del “quorum sensing” (sistema trascrizionale dipendente dalla densità dei batteri) tramite somministrazione di Rip (RnaIII-inhibiting peptide), esapeptide in grado di ridurre l'espressione del gene della virulenza, frenare la crescita di batteri e tossine, e favorire l'azione degli antibiotici.
Batteriofagi, terapia fotodinamica, vaccini
L'uso dei fagi come vettori di sostanze battericide nel patogeno infettante è un approccio complesso che rende difficile predire i risultati ed è per ora riservato a infezioni locali e non sistemiche. Preliminari, ma promettenti, sono invece i risultati con la terapia fotodinamica, che con facilità porta all'uccisione del batterio senza causare danni all'ospite. Quanto ai vaccini, nonostante i progressi non si hanno prodotti registrati; in ogni caso, 4 sono le tipologie di antigeni: proteine e geni, poliacetilglucosamina (polisaccaride del biofilm), proteine extracellulari (esotossine), fattori di virulenza.
Acta Biochim Pol. 2012 May 11. [Epub ahead of print]