Politica e Sanità

lug262014

Nuove linee guida Oms per Hiv/Aids mirate su 5 popolazioni

Sono 5, secondo le nuove linee guida dell’Oms su Hiv/Aids, gli ambiti di marginalità che stanno determinando in modo preminente le sorti dell'epidemia globale di Hiv: l’omosessualità maschile, la prostituzione, l'impiego di stupefacenti per via iniettiva, il transessualismo e la carcerazione. È a questi gruppi che occorre mirare le opere di prevenzione e trattamento. I tassi di infezione da Hiv stanno «calando in tutto il mondo» ha affermato Fabio Mesquita, direttore del programma Hiv ed epatite virale del ministero della Salute di San Paolo del Brasile, nel corso della 20ma Conferenza internazionale sull'Aids svoltosi nella stessa città. Ma «se non affrontiamo le popolazioni target colpite, non raggiungeremo l’obiettivo di controllare l'epidemia entro il 2030». Recenti statistiche indicano che l’omosessualità maschile, la prostituzione femminile e il transessualismo determinano una probabilità superiore di contrarre l’infezione rispetto alla popolazione generale, rispettivamente, di 19, 14 e quasi 50 volte. In tutte le parti del mondo, a causa dei comportamenti a rischio, per queste popolazioni è compromesso l’accesso a buoni servizi, generalmente disponibili ad altre persone, ha aggiunto Gottfried Hirnschall, direttore del Dipartimento Oms per l'Hiv/Aids. Una delle principali raccomandazioni contenute nelle linee guida riguarda la profilassi pre-esposizione per gli omosessuali di genere maschile (con tenofovir/emtricitabina): la preparazione non è raccomandata a tutti gli uomini, ma solo a quelli ad alto rischio e che vogliono effettuarla e va considerata insieme ad altre strategie di prevenzione, come l’uso dei profilattici e l'istruzione. Altra raccomandazione di rilievo è il ricorso al naloxone, antagonista degli oppioidi, disponibili nella comunità per la prevenzione delle overdose. «Sappiamo che, in tutto il mondo, 69mila persone muoiono di eroina o per overdose da oppiacei ogni anno. Infatti, le persone Hiv-positive che si iniettano droga o sono in trattamento hanno un rischio maggiore di morire di overdose che per l’Hiv» ha detto Phillip Read, direttore dell’Unità medica del Kirketon Road Centre a Sydney (Australia). Occorre allora fare in modo che i testimoni di un overdose da oppioidi siano istruiti per la gestione dell’emergenza. Da sottolineare, infine, che in Australia il programma Needle & Syringe per evitare il contagio per via ematica tra tossicodipendenti, iniziato alla fine degli anni ’80, ha impedito più di 50mila nuovi casi di Hiv e più di 100mila casi di epatite C.
 
A.Z.
 
WHO. Consolidated guidelines on HIV prevention, diagnosis, treatment and care for key population, 2014 July.


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