Politica e Sanità

lug52011

Nell’intersindacale si valuta un’azione unitaria contro la manovra

Si riunirà oggi pomeriggio a Roma l’intersindacale della medicina per avviare un percorso unitario di protesta e definire le proposte di modifica alla manovra finanziaria, bollata da tutti come iniqua e dannosa.

Si riunirà oggi pomeriggio a Roma l’intersindacale della medicina per avviare un percorso unitario di protesta e definire le proposte di modifica alla manovra finanziaria, bollata da tutti come iniqua e dannosa. «Il prolungamento del blocco delle retribuzioni fino al 2014» ammonisce Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil, «a fronte di un tasso d’inflazione arrivato al 2,7% si traduce per i medici in una perdita di potere d'acquisto che non sarà inferiore ai 6mila euro, ma potrà raggiungere, a seconda delle qualifiche, anche i 10mila euro». «Tutto ciò» aggiunge Vincenzo Carpino, presidente nazionale dell’Aaroi-Emac, che ha proclamato lo stato di agitazione permanente dei suoi 10 mila medici, «in un quadro di ulteriori tagli alla sanità (6/8 miliardi di euro per il prossimo triennio) e di un irresponsabile blocco del turnover che, insieme all’esodo pensionistico, costringe i colleghi a una turnistica sempre più pesante, a ore di straordinario e a di ferie limitate». «Siamo stufi di essere tartassati» fa eco il presidente Cimo-Asmd, Riccardo Cassi. «È ora di risolvere i problemi che ci opprimono, primo tra tutti la revisione della responsabilità professionale con depenalizzazione della colpa medica, la stabilizzazione dei precari, la valorizzazione del merito e la ridefinizione delle competenze delle professioni». «La manovra» è il commento del segretario Smi, Salvo Calì, «taglia in quei settori che hanno già contribuito al risanamento del Paese ed è un altro passo indietro per il nostro Ssn. La sanità si riconferma solo una voce di spesa e non un investimento produttivo. È necessaria quindi una forte mobilitazione di tutta la categoria, compresi i medici convenzionati». Al coro dei no si aggiunge anche Umberto Veronesi, ministro della Sanità nel 2001, intervenuto dal settimanale Oggi: «Non sono mai stato d'accordo sui ticket, tanto è vero che quando ero ministro avevo firmato il provvedimento di abolizione di quello sui farmaci e avevo in animo di eliminare anche quello su specialistica e diagnostica, che grava su malati ancora più fragili e bisognosi. I cittadini già pagano le tasse».


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