set142011
Il trattamento con beta-bloccanti riduce la mortalità per tutte le cause nei pazienti con nefropatia cronica (Ckd) e scompenso cardiaco sistolico cronico. Non esistono però dati sufficienti per stabilire se i soggetti con Ckd, di cui non sia nota la presenza di uno scompenso cardiaco, possano trarre benefici dai medesimi farmaci. È questa la conclusione di una revisione sistematica con metanalisi effettuata da un team di ricercatori australiani guidati da Sunil V. Badve dell'università di Queensland, a Brisbane, i quali hanno preso in considerazione trial controllati randomizzati di almeno 3 mesi relativi a pazienti con Ckd di grado 3-5 con outcome infausto. Scopo dell'analisi: verificare gli effettivi rischi e benefici dei beta-bloccanti, finora non perfettamente noti nella popolazione dei pazienti con Ckd, in cui si registra un'elevata percentuale di malattie e morti cardiovascolari. Sono stati riscontrati 8 trial che soddisfacevano i criteri di inclusione: 6 placebo-controllati, relativi a 5.972 partecipanti con scompenso cardiaco sistolico cronico e 2 trial di confronto tra 2 Ace-inibitori riguardanti 977 soggetti ignari di avere uno scompenso cardiaco. Nei pazienti con Ckd e scompenso cardiaco, rispetto al placebo, il trattamento con beta-bloccanti ha ridotto il rischio di mortalità per tutte le cause e cardiovascolare (risk ratio, rispettivamente: 0,72 e 0,66), ma ha aumentato quello di bradicardia (4,92) e ipotensione (5,08). J Am Coll Cardiol, 2011; 58(11):1152-61