Medicina Interna

set242018

Intensificazione terapia antipertensiva dopo ricovero negli anziani, serve maggiore controllo

Gli anziani ipertesi ricoverati in ospedale ricevono spesso un trattamento intensificato per la pressione sanguigna nel momento in cui vengono dimessi, anche se avevano una pressione ben controllata prima dell'ammissione, secondo quanto suggerisce uno studio retrospettivo pubblicato sul British medical Journal. Utilizzando i database Veterans Affairs statunitensi, i ricercatori hanno identificato quasi 15.000 adulti di età pari o superiore a 65 anni con ipertensione che sono stati ricoverati per polmonite, infezione dell'apparato urinario o tromboembolismo venoso.

«Circa il 14% dei pazienti veniva dimesso con regimi di terapia antiipertensiva più intensi, ma oltre la metà di tali individui aveva una pressione sanguigna ben controllata prima del ricovero» afferma Timothy Anderson, della University of California San Francisco, primo nome dello studio. Una pressione elevata nei pazienti quando erano ricoverati era un forte fattore predittivo per un trattamento intensificato alla dimissione: tra quelli con pressione precedentemente ben controllata, il 40% di quelli che hanno presentato una pressione molto elevata durante il periodo trascorso in ospedale ha ricevuto un trattamento intensificato, contro l'8% di quelli che non hanno mostrato una pressione elevata durante il ricovero. «La decisione di dimettere pazienti con regimi antipertensivi intensificati è probabilmente guidata dalle letture della pressione sanguigna durante il ricovero e non dall'intero contesto della salute degli anziani o del controllo della malattia a lungo termine» concludono gli autori. «È opportuno includere la misurazione della pressione sanguigna prima della dimissione per rivalutare la necessità dell'intensificazione, la comunicazione dei cambiamenti nel trattamento antipertensivo a tutti gli enti ambulatoriali responsabili del paziente e la garanzia della tempestività del follow-up ambulatoriale con il medico di base» scrivono in un editoriale di accompagnamento Nathan Stall, della University of Toronto, e Chaim Bell, del Sinai Health System di Toronto, Canada.

BMJ. 2018. doi: 10.1136/bmj.k3503
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30209052

BMJ. 2018 Sep 12;362:k3789. doi: 10.1136/bmj.k3789
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30209047


Non sei ancora iscritto?     REGISTRATI!   >>
Ultime notifiche dalla community