Medicina Interna

mag72018

Farmaci anticolinergici: l'uso negli anziani può causare un aumento del rischio di demenza

I farmaci ad alta attività anticolinergica sono associati a un aumento del rischio di demenza negli anziani fino a 20 anni dopo l'esposizione, secondo uno studio caso-controllo pubblicato sul British medical Journal. «L'uso di farmaci con attività anticolinergica è associato a cognizione alterata a breve termine, ma non è noto se le associazioni riportate tra l'uso di farmaci anticolinergici e il declino cognitivo futuro e l'incidenza della demenza possano essere attribuiti all'attività anticolinergica degli stessi» spiega Kathryn Richardson, della University of East Anglia, Norwich, Regno Unito, prima autrice dello studio. I ricercatori, utilizzando un grande database di assistenza primaria nel Regno Unito, hanno abbinato oltre 40.000 anziani con una diagnosi di demenza a 280.000 controlli senza demenza. Durante un periodo che andava da quattro a 20 anni prima della diagnosi di demenza, o alla stessa data per i controlli accoppiati, il 36% dei casi e il 30% dei controlli ha ricevuto una prescrizione per un farmaco con un elevato carico anticolinergico, come amitriptilina o paroxetina. Ebbene, all'aumentare dell'esposizione a farmaci ad alta attività anticolinergica è stato associato un aumento del rischio di demenza. In particolare, farmaci antidepressivi, anti-Parkinson e urologici sono risultati associati in maniera più forte a un aumento del rischio. Questo risultato è stato osservato anche per esposizioni avvenute 15-20 anni prima della diagnosi. Secondo gli autori, i medici dovrebbero continuare a essere vigili per quanto riguarda l'uso di farmaci anticolinergici e quando svolgono la propria analisi rischio-beneficio dovrebbero prendere in considerazione il rischio di effetti cognitivi a lungo e a breve termine associati a specifiche classi di farmaci. «Come suggerito dalle linee guida, gli anticolinergici in generale dovrebbero essere evitati negli adulti in età avanzata. In particolare, per la maggior parte dei farmaci altamente anticolinergici, esistono alternative non farmacologiche e farmacologiche che dovrebbero essere prese in considerazione» scrivono in un editoriale di accompagnamento Shelly Gray, della University of Washington, Seattle, e Joseph Hanlon, della University of Pittsburgh.

BMJ. 2018. doi: 10.1136/bmj.k1315
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29695481

BMJ. 2018. doi: 10.1136/bmj.k1722
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29695471
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