Medicina Interna

apr232018

Diabete 2, studio Jama mette a confronto tre tipi di trattamento

I farmaci per il trattamento del diabete di tipo 2 non hanno tutti lo stesso effetto, anzi, una classe di questi medicinali potrebbe addirittura non ridurre il rischio di morte rispetto al placebo. Così suggeriscono i risultati di un nuovo studio pubblicato su JAMA, che ha confrontato tre tipi di trattamento, gli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT-2), il peptide glucagone-simile 1 (GLP-1) e agonisti e inibitori della dipeptidil peptidasi 4 (DPP-4). «Il diabete di tipo 2 è diventato un'epidemia globale, con più casi che mai. Le tre classi di farmaci da noi valutate vengono sempre più prescritte, ma finora non sono stati condotti studi clinici sul modo in cui questi farmaci si confrontano tra loro e su quale tipo di farmaco potrebbe essere l'opzione migliore per i pazienti» dice Sean Zheng, dell'Imperial College di Londra, autore principale dello studio. I ricercatori hanno voluto verificare se questi farmaci fossero associati a un rischio di mortalità inferiore e hanno condotto una metanalisi di 236 studi che confrontavano i farmaci l'uno con l'altro, con un placebo o con nessun trattamento per un totale di 176.310 pazienti. Ebbene, i risultati hanno mostrato che tutti i farmaci abbassavano i livelli di zucchero nel sangue, e che i farmaci inibitori dell'SGLT-2 erano collegati a una diminuzione dell'1% nel rischio assoluto di morte, mentre i farmaci agonisti del GLP-1 a una diminuzione dello 0,6%. Ulteriori analisi hanno poi rivelato che i farmaci inibitori del SGLT-2 erano associati a una riduzione del 21% del rischio di morte specifico per un evento cardiovascolare come infarto o ictus, mentre gli agonisti del GLP-1 erano associati a una riduzione del 15% del rischio di morte per un evento cardiovascolare. I farmaci inibitori dell'SGLT-2 erano associati inoltre a significative riduzioni del rischio di insufficienza cardiaca rispetto a entrambi gli altri trattamenti. Non si è verificata però una riduzione del rischio di morte per tutte le cause e per eventi cardiovascolari per gli inibitori della DPP-4. Le ragioni dietro l'apparente ridotta efficacia di questa classe di medicinali non sono chiare, sebbene potrebbe essere semplicemente meno potente delle altre due. Tuttavia, gli autori sottolineano che sono necessari ulteriori studi per confermare questi risultati e che, poiché questi farmaci sono relativamente nuovi, bisognerà valutarli anche sulla lunga scadenza.

JAMA. 2018. doi:10.1001/jama.2018.3024
https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2678616

Non sei ancora iscritto?     REGISTRATI!   >>
Ultime notifiche dalla community