mag292012
Il fatto Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro ha pronunciato sentenza di non luogo a procedere nei confronti di due medici imputati di concorso in omissione in atti del proprio ufficio, per avere, l'uno, quale dirigente di servizio di diagnosi e cura e, l'altro, quale dirigente medico della struttura ospedaliera, indebitamente rifiutato un atto del proprio ufficio - relativo a ragioni di sicurezza pubblica, igiene e sanità - consistito nel non aver prolungato il ricovero di un paziente psichiatrico nonostante le sollecitazioni dei genitori. I congiunti dell’uomo ne segnalarono la pericolosità e informarono i sanitari che a distanza di pochi giorni lo stesso sarebbe stato ricoverato in struttura specialistica residenziale. Dopo le dimissioni il paziente ha ucciso la madre. La sentenza di non luogo a procedere è stata impugnata perché ritenuta ingiusta. Il dirittoIl rifiuto dei medici a prolungare il ricovero non ritenuto più necessario poiché la situazione clinica era stata giudicata non tale da disporre un TSO, avendo il paziente recuperato una condizione di compenso - è stato manifestato come non adesione dei sanitari imputati al parere contrario alla dimissione espressa dai genitori. La Suprema corte di cassazione ha osservato che i medici non avrebbero potuto più trattenere il paziente in ospedale contro la sua volontà non ricorrendo le condizioni per la protrazione del ricovero e i presupposti per disporre un TSO. Inoltre, anche il riferito ricovero in una comunità terapeutica, contrariamente a quanto affermato dai genitori, non sarebbe avvenuto nel giro di pochi giorni, poiché l’uomo aveva opposto anche in quel caso il deciso rifiuto a trasferirsi in comunità. Esito del giudizio Il ricorso è stato respinto con conferma della pronuncia assolutoria.[Avv. Ennio Grassini – www.dirittosanitario.net]