Politica e Sanità

mag172011

Manager del Ssn, da Fiaso le dimensioni dello “spoil system” regionale

Italia_ospedali

A circa un anno dalle elezioni regionali del 2010, in aziende sanitarie e ospedaliere due manager su tre non sono più al loro posto. Non c’è dato migliore per misurare quanto sia diffuso il ricorso allo “spoil system” nella Sanità pubblica italiana. L’espressione, di origine anglosassone, riassume la pratica post-elettorale che vede il partito vincitore collocare persone “amiche” in tutti i posti-chiave dell’amministrazione statale. Abitudini principalmente americane, importate in Italia in modo sempre più massiccio da quando il Ssn si è dato una costituzione federale. Sia chiaro, a parole i presidenti delle Regioni ripetono e ripeteranno sempre che il criterio di selezione delle nomine è il merito, ma poi i numeri suggeriscono pensieri più cattivi. E in questo caso i numeri sono quelli che arrivano dallo studio condotto dalla Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere) per misurare il tasso di “mortalità” delle carriere di manager e direttori generali. L’associazione è andata a contare Regione per Regione gli avvicendamenti in Asl e Ao in un anno solare, ossia dalle elezioni che nel marzo dell’anno scorso rinnovarono i governi di 13 Regioni a statuto ordinario. Ebbene, in questi dodici mesi sono 98 i manager mandati a casa e 48 quelli “sopravvissuti”. E guarda un po’, i massacri maggiori si registrano proprio nelle Regioni che hanno cambiato maggioranza: in Calabria e in Campania sono stati avvicendati tutti i dg di Asl e ospedali, nel Lazio occupa ancora la stessa poltrona solo il 12% dei manager e in Piemonte il 21% (come commissari). Aria ben diversa nelle Regioni dove la maggioranza non è cambiata: in Liguria e Basilicata tutti i dg stanno ancora al loro posto, idem per la Puglia dove però si parla di nuove regole per la nomina dei direttori generali, in Toscana i riconfermati sono il 62%, in Umbria il 50%. Discorso a parte invece pere la Lombardia, che ha confermato “solo” il 39% dei suoi dg nonostante il centro-destra sia rimasto al governo: scelte legate agli equilibri nella maggioranza, e comunque, la metà circa dei manager rimossi è stata ricollocata in un’altra azienda.


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