Politica e Sanità

apr192011

Lazio, medici di famiglia sul piede di guerra

Medici laziali in stato di agitazione e prossimi allo sciopero dopo l’inconcludente incontro di venerdì con la Regione sull’applicazione della preintesa del dicembre 2009 per la nuova Convenzione regionale. I sindacati di categoria, Fimmg, Snami e Smi, si erano presentati all’appuntamento per pattuire con la parte pubblica il rinnovo dell’accordo integrativo e ricevere risposte certe sul pagamento degli incentivi per forme associative e Ucp (Unità di cure primarie) e sullo snellimento di incombenze burocratiche come esenzioni e liste d’attesa. All’appuntamento invece c’erano solo i “tecnici” dell’assessorato, ma nessuno dei “politici”.
Di qui la decisione delle sigle di categoria di passare alle maniere forti. La Fimmg laziale ha deliberato lo stato di agitazione nella giornata stessa di venerdì e punta all’astensione dal lavoro per il 3 e 4 maggio. Snami invece si riunirà dopo Pasqua. «In ogni caso» avverte il presidente regionale del sindacato autonomo, Giuseppe Di Donna «auspichiamo una protesta unitaria di tutti i sindacati della Mg, come concordato venerdì all’uscita dalla riunione».Intanto la Fimmg affila le armi e promette battaglia già dai prossimi giorni, attraverso campagne di informazione negli studi medici sulle ragioni dello sciopero e soprattutto il prelicenziamento del personale impiegato nelle forme associative, circa diemila persone in tutto il Lazio, «Non è una ritorsione» avverte il segretario regionale della Federazione, Pierluigi Bartoletti «ma una necessità. Le Ucp e le medicine di gruppo non ricevono gli incentivi da 14 mesi, i medici non possono più anticipare di tasca propria». In ogni caso per Fimmg lo sciopero non è tanto una questione di soldi. «I medici di famiglia sono esasperati da burocrazia e adempimenti amministrativi. Per tornare al tavolo basterebbe che la Regione desse un segnale, per esempio recependo la nostra proposta di portare da un mese a un anno la validità delle ricette per prestazioni programmate, cioè senza codice di priorità». Il messaggio è chiaro.


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